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Lucini bocciato a sinistra sulle farmacie

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Dure critiche di Rifondazione e Cgil per l’ipotizzata cessione di quelle di Muggiò e di Sagnino. Dubbi e perplessità di fronte a questa scelta del Comune. “Piano con alta probabilità di fallimento”. Ed ancora:”Ferma contrarietà alla privatizzazione”. LEGGI LE NOTE ARRIVATE IN REDAZIONE.

 

 

 

Critiche da sinistra. Proprio dalla sua parte politica. Mario Lucini e la sua giunta incontrano il no fermo di Rifondazione comunista, Sinistra per Como ed anche dalla Cgil sull’ipotesi di vendere le farmacie comunali. Discussione approdata mercoledì sera in aula, a Palazzo Cernezzi, con la presenza delle farmaciste che rischiano seriamente il posto di lavoro. In due distinti comunicati ecco le perplessità evidenziate:

Un “piano” con alte probabilità di fallimento, incapace di fornire sollievo alle stanche casse comunali. E’ questo il giudizio che Rifondazione Comunista/ Sinistra per Como esprime in merito alla proposta, presentata dalla Maggioranza nelle ultime sedute a Palazzo Cernezzi, di mettere in vendita le ultime due farmacie di proprietà comunale, situate a Muggiò e Sagnino

“Tutto ciò sarebbe inefficace, soprattutto dal punto di vista economico- afferma in una nota il gruppo dirigente- negli ultimi dieci anni infatti, fin dai primi tentativi di cessione delle strutture considerate, il Comune ha potuto contare su un buon livello d’entrate da parte delle due farmacie, di sicuro pari se non superiore al prezzo fissato per la vendita”. Insieme alla perdita di una sicura fonte di reddito, l’amministrazione inoltre rischierebbe di privare i cittadini di un servizio molto importante: “Tanti articoli medici, come quelli relativi alla terza età o a patologie particolari, oggi si possono trovare a prezzi sociali, convenzionati al ribasso- continua la comunicazione- in caso di ingresso dei privati tutto questo rischierebbe di saltare”. La Sinistra comasca chiede quindi un passo indietro da un progetto che “puzza di speculazioni poco chiare”, invitando allo stesso tempo il Comune a trovare altre strade per risollevare le finanze cittadine: “Comprendiamo il momento di grande difficoltà per gli enti locali a reperire risorse economiche- propone Rifondazione- però si potrebbero cedere le partecipazioni comunali in Villa Erba e in Milano-Serravalle, insignificanti come percentuali, ottenendo così lo stesso risultato economico senza privarsi di una parte importante del patrimonio comunale.” Un’altra via, sempre secondo il Prc, potrebbe essere la cessione dei numerosi immobili a carattere commerciale di proprietà del Comune, utilizzando poi tali risorse per valorizzare il patrimonio abitativo comunale. “Ricordiamo che ci sono più di cento alloggi al momento non utilizzabili- conclude il comunicato- in quanto non a norma e senza che ci sia la possibilità di adeguarli a causa delle scarse risorse, nonostante l’altissima richiesta e le sempre più lunghe liste d’attese per avere una casa a prezzi agevolati. A nostro avviso una Sinistra che governa non può sottovalutare questi aspetti”.

 

La segreteria della Camera del Lavoro di Como esprime ferma contrarietà alla scelta dell’amministrazione del Comune di Como di procedere alla privatizzazione delle farmacie comunali di Sagnino e Muggiò. Tale contrarietà non è determinata da ragioni pregiudiziali. Nel caso specifico però l’amministrazione sottovaluta alcuni aspetti fondamentali che rischiano di pregiudicare un patrimonio (su un servizio essenziale) che produce ogni anno significative entrate per la collettività.

Inoltre, ed è per noi l’aspetto più rilevante, le modalità con cui si intende procedere pongono evidenti interrogativi sul destino lavorativo delle persone che vi operano, specie in una fase di drammatica crisi economica che ne renderebbe difficilissima la ricollocazione.

Crediamo che l’idea di procedere nella fase attuale a processi di alienazione di beni comuni, anche per effetto della crisi in atto, rischierebbe di trasformarsi per l’amministrazione in una svendita del patrimonio comunale. Chiediamo all’amministrazione di rivedere tale scelta, di avviare una riflessione seria ed approfondita sul patrimonio del comune capoluogo, di riappropriarsi su tale delicata materia di una visione strategica, di interrogarsi su cosa può essere ceduto e di cosa deve essere valorizzato. Il tutto però in un disegno di salvaguardia dei servizi fondamentali per i cittadini, coinvolgendoli in qualità di veri proprietari di tali beni.

 

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