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Fine del Ramadan, Coletti scrive ai musulmani

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Lettera aperta del vescovo della Diocesi di Como alla comunità islamica che abita sul Lario. Invito ai parroci a farsi interpreti di questi sentimenti verso gli stranieri. Una mano tesa per una convivenza sempre più solidale ed intensa. IL TESTO INTEGRALE (CLICCA QUI).

 

 

 

 

Una lettera aperta scritta da Gerusalemme dove si trova in pellegrinaggio assieme a diversi fedeli della Diocesi lariana in questi giorni. Destinata ai parroci della provincia con l’invito a leggerla durante le varie messe ed a farsi interpreti della sua diffusione alla comunità islamica della zona. E’ un messaggio che il vescoco di Como, Diego Coletti, ha scritto alla comunità islamica lariana in occasione della fine del Ramadan.

Ecco il testo integrale.

Cari amici musulmani, residenti nel territorio della Diocesi di Como,

E’ per me un piacere rivolgermi a voi in occasione di ‘Id al-Fitr’, che conclude il mese di Ramadan, per presentarvi i miei personali auguri più amichevoli, anche a nome di tutti i fedeli cattolici della Diocesi di Como. Siamo felici di costatare che, in vari luoghi della Diocesi, gli scambi tra cristiani e musulmani s’intensificano; la convivenza appare più solidale e molte strutture presenti sul nostro territorio sono liete di accogliervi ma anche di fare insieme a voi cammini comuni sulla strada della pace, della giustizia, della lotta alle povertà.

Le cause dei conflitti hanno spesso origine nel cuore degli uomini che si rifiutano di aprirsi a Dio. Un tale cuore è abitato dall’egoismo, dal desiderio smodato del potere, del dominio e della ricchezza, e tutto ciò a detrimento dell’altro e senza alcuna attenzione al grido dell’affamato e dell’assetato di giustizia e di solidarietà.

Come credenti nel Dio Unico, noi siamo consapevoli del nostro dovere di cercare di instaurare la pace. Cristiani e musulmani, crediamo che la pace sia prima di tutto un dono di Dio, ed è per questo che le nostre rispettive comunità pregano per la pace e sono sempre chiamate a farlo. Al fine di ottenere la pace e mantenerla, le religioni possono giocare un ruolo importante.

Soprattutto attraverso l’impegno educativo le religioni possono dare un contributo particolare all’edificazione di una pace duratura. Siamo infatti convinti che le vie della pace passino per l’educazione e che l’educazione alla pace comporta ugualmente la conoscenza e l’accettazione delle diversità.

Allo stesso modo condividiamo l’impegno di lotta alle povertà. La povertà umilia e genera sofferenze intollerabili; esse sono spesso all’origine di isolamento, di ira, addirittura di odio e di desiderio di vendetta. Ciò potrebbe spingere ad azioni di ostilità con tutti i mezzi disponibili, cercando di giustificarli anche con considerazioni di ordine religioso: vendicarsi,  magari in nome di una pretesa “giustizia divina”, della ingiustizia dell’altro.

La povertà da combattere è sotto gli occhi di tutti: la fame, la mancanza di acqua potabile, la scarsità di cure mediche e di alloggi adeguati, la carenza di sistemi educativi e culturali, l’analfabetismo, senza peraltro tacere dell’esistenza di nuove forme di povertà come fenomeni di emarginazione, di povertà relazionale, morale e spirituale.

Una povertà da scegliere è, invece, quella che invita a condurre uno stile di vita semplice ed essenziale, che evita lo spreco, rispetta l’ambiente e tutti i beni della Creazione.

Questa povertà è anche quella, che condividiamo insieme, almeno durante certi periodi dell’anno, della frugalità e del digiuno. La povertà scelta predispone ad uscire da noi stessi e dilata il cuore. Mettendo a disposizione di tutti la ricchezza che scaturisce dalla preghiera, dal digiuno e dalla carità degli uni e degli altri, non è forse possibile che il dialogo mobiliti le forze vive di quanti sono in cammino verso Dio?

Sono queste alcune riflessioni che mi pare utile esprimere pubblicamente perché mi sembra di riconoscerle presenti nel cammino lungo di preghiera e di digiuno che avete vissuto in questo mese di Ramadan. Lo faccio personalmente dalle pagine del Settimanale della nostra Diocesi, ma chiedo anche ai sacerdoti delle comunità di farsi interpreti di questi sentimenti presso di voi.

Felice festa di Id-al Fitr.

Diego, Vescovo della Diocesi di Como

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