CiaoComo - Notizie in tempo reale, news a como di cronaca, politica, economia

Lunedì Coletti porta i fedeli lariani in Terra Santa

Più informazioni su

In fase di partenza il viaggio organizzato dalla Diocesi lariana, alla guida il vescovo:”Andare lì – spiega – è il modo insostituibile di leggere l’incarnazione del messaggio di Dio”. Un centinaio pronti a seguirlo tra luoghi tradizionali e momenti di preghiera.

 

 

Una settimana assieme, da lunedì 5 al 12 agosto: un gruppo di un centinaio di fedeli della diocesi di Como sarà in Terra Santa per il pellegrinaggio guidato dal Vescovo monsignor Diego Coletti. Un’esperienza che si annuncia già molto intensa: accanto agli itinerari tradizionali nei Luoghi là dove tutto ha avuto inizio, in Galilea e Palestina, da Nazareth a Gerusalemme, ci saranno importanti momenti di reciproca conoscenza con le comunità cristiane e cattoliche locali, in particolare a Ramallah e Nablus, e la condivisione di occasioni di preghiera come la celebrazione della Santa Messa domenicale.

«Sono esattamente due gli aspetti da tenere insieme in questo pellegrinaggio in Terra Santa». È la riflessione di monsignor Diego Coletti, il quale aggiunge: «Il primo è quello fondamentale: dobbiamo ricordare che andare in Palestina è un modo insostituibile per leggere l’incarnazione del messaggio di Dio. La sua Parola, dalla Sacra Scrittura, si è fatta Uomo in Gesù… e noi saremo sulla medesima Terra che il Figlio ha calpestato… Questo è il grande dono del pellegrinaggio in Terra Santa. Rispetto a qualsiasi altro pellegrinaggio, si tratta di un “unicum”, perché unisce il vedere e il toccare, di cui la nostra fede ha bisogno – come accadde agli stessi discepoli, i quali “Videro e credettero”… pensiamo alla vicenda di Tommaso… Questo vedere e questo toccare sono un modo nuovo di incontrare il Signore e di leggere la sua Parola, per ascoltarla con una profondità rinnovata». Ma non è tutto, prosegue il Vescovo. «Allo stesso tempo, accostarsi
alla realtà difficile, sofferta, a volte anche violenta e dolorosa delle comunità credenti del Medio Oriente, ci fa capire che essere cristiani non è, come accade per noi, un qualcosa di “semplice”. Certo, le difficoltà ci sono sempre, ma sono marginali rispetto a quanto vivono sulla propria pelle questi nostri fratelli e sorelle, che fanno fatica, sono emarginati, subiscono intolleranza, vivono in povertà. La presenza di pellegrini è un dono per non sentirsi isolati e per essere aiutati nella sussistenza quotidiana. E noi, senza alcuna presunzione, siamo contenti di poter offrire una qualche forma di sostegno alle “pietre vive” di una Chiesa che soffre».

Più informazioni su