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Incidente, rischia di perdere un dito: salvato

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altL’intervento è stato eseguito dalla chirurgia plastica dell’ospedale Sant’Anna di san Fermo. La fede nuziale si era incastrata in un gancio provocando il distacco dell’anulare della mano sinistra. Intervento complesso da parte dei sanitari, LEGGI IL DETTAGLIO. Stamane la presentazione alla stampa.

 

 

 

Un’incidente sul lavoro che ha rischiato di far perdere il dito ad un 53enne di veniano. Era il 2 aprile quando Elia Nappi, scendendo da un camion, è scivolato e si è aggrappato con la mano sinistra a un lato del mezzo per sorreggersi. La fede nuziale si è incastrata in un gancio provocando il distacco dell’anulare della mano sinistra, causandogli una lesione da “sguantamento”. Il soccorso tempestivo, il recupero e la corretta conservazione del moncone (grazie alla prontezza della moglie dell’uomo) e l’arrivo in pochi minuti nel presidio di San Fermo della Battaglia hanno consentito alla Chirurgia Plastica dell Sant’Anna di effettuare un delicato intervento durato quattro ore. L’operazione è riuscita e il signor Elia sta proseguendo il suo percorso di cura con sedute di fisioterapia. “Quando sono scivolato – ha raccontato  – ho sentito l’osso che si rompeva, ma non pensavo che il dito si fosse staccato. Solo qualche secondo dopo, quando ho visto la mano sanguinare e il moncone in terra, ho realizzato la gravità della situazione. Mia moglie Vincenza, che lavora con me, ha avuto la prontezza e la freddezza di raccogliere il dito, avvolgerlo in un panno e metterci del ghiaccio. Poi, arrivato in ospedale, sono sempre rimasto lucido e il chirurgo plastico mi ha spiegato come avrebbe proceduto, poi sono stato trasportato in sala operatoria. Desidero ringraziare tutti quelli che in ospedale mi hanno operato e seguito durante la degenza e anche chi si sta occupando ora della riabilitazione”. Il 53enne potrà tornare al lavoro tra qualche mese. “Il paziente – ha spiegato Marco Sanna, il chirurgo plastico che ha eseguito l’intervento – è arrivato con una lesione da “sguantamento” e amputazione del quarto dito della mano sinistra. Tale lesione ha esposto completamente lo scheletro osseo del quarto dito.Le tecniche chirurgiche di norma prevedono la ricostruzione utilizzando tessuti di altre sedi corporee che danno risultati estetici e funzionali spesso non soddisfacenti. In questo caso, invece, il livello della sezione dei vasi sanguigni (arterie e vene) ha permesso di eseguire un tentativo di reimpianto”.

L’intervento è stato eseguito in anestesia generale ed è consistito nella ricerca e isolamento delle arterie e vene digitali, presenti sia sul moncone osseo sia sul moncone amputato.

Il paziente è rimasto in seguito ricoverato per dodici giorni per poter eseguire i controlli e le medicazioni ed è stato poi inviato all’ambulatorio di Chirurgia Plastica e alla Riabilitazione per il trattamento fisioterapico dai colleghi di questa struttura ospedaliera.  “Diversi fattori hanno contribuito al buon risultato di questo intervento – ha sottolineato il professor Ronchi -. Innanzitutto, una corretta conservazione del moncone di amputazione durante il trasporto in ospedale. Poi, il breve tempo intercorso tra il trauma e l’inizio dell’intervento chirurgico. Inoltre, un’adeguata tecnica chirurgica eseguita con apparecchiature di ultima generazione e un personale di sala operatoria tra anestesisti, infermieri e strumentisti altamente qualificato insieme a un adeguato monitoraggio post-operatorio eseguito dai chirurghi e dal personale infermieristico di reparto hanno consentito di arrivare a questo positivo risultato”.

Di questi interventi di reimpianto al Sant’Anna se ne eseguono tre-quattro l’anno, mentre sono molto più frequenti i traumi più complessi delle mani che non richiedono reimpianti mediante tecniche microchirurgiche e vengono effettuati con una media di uno alla settimana.

“La complessità dell’intervento dimostra ancora una volta la capacità di lavorare in èquipe – ha aggiungo Fabio banfi, direttore medico – e l’eccellenza di questo ospedale”.

(Nella foto la straordinaria equipe del Sant’Anna che ha eseguito questo “recupero” dell’arto infortunato ed il paziente assieme a loro)

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