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Tumore alla prostata, da Como segnali positivi

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Al Sant’Anna partita una sperimentazione per curare pazienti affetti da questa malattia: primi risultati davvero lusinghieri.Il lavoro presentato oggi a Milano. Patologia che colpisce gli uomini dopo i 50.

 

 

La Società Italiana di Urologia Oncologica e il Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri, nel corso di una conferenza stampa tenutasi stamattina a Milano presso il Palazzo delle Stelline, hanno presentato i primi risultati del progetto PerSTEP – Percorso Teorico Pratico in ambito uro-oncologico – realizzato grazie al contributo incondizionato di Sanofi, che ha coinvolto per la prima volta in Italia quattro realtà ospedaliere d’eccellenza. Tra di loro anche l’ospedale Sant’Anna di Como. “In un momento in cui il servizio sanitario nazionale è al centro dell’attenzione per tagli e revisioni – afferma Giario Conti, Presidente Società italiana urologia oncologica e Direttore Divisione di Urologia Ospedale Sant’Anna di Como –  il progetto PerSTEP rappresenta un investimento controcorrente di risorse ed energie che si pone l’ambizioso obiettivo di riorganizzare la gestione del paziente con carcinoma prostatico, generalmente monodisciplinare, secondo la logica multidisciplinare e di creare un modello ripetibile in altri ospedali italiani.

Per incidenza e diffusione il cancro alla prostata equivale nell’uomo al tumore al seno per le donne e i risultati parlano chiaro: 1 uomo su 16 di età superiore ai 50 anni è a rischio tumore, a oggi sono circa 217 mila gli italiani che convivono con la malattia, tendenza che nel 2012 non accenna a diminuire.  I carcinomi prostatici rappresentano il 20 per cento di tutte le diagnosi di tumore in Italia e i nuovi casi quest’anno sono circa 36mila. Mentre negli ultimi 10 anni si è registrato un aumento del 53 per cento dei casi, la mortalità è diminuita del 10 per cento, grazie a una maggiore prevenzione, nuove terapie e farmaci di ultima generazione. “Per i pazienti affetti da tumore alla prostata la multidisciplinarità rappresenta un approccio vincente che vede urologi, oncologi, radioterapisti, patologi e psicologi lavorare in sinergia nell’ottica di una migliore gestione del paziente – aggiunge Roberto Labianca, Presidente Primari oncologi medici ospedalieri – Inquadrare e concordare le decisioni e proposte terapeutico-osservazionali sui diversi casi permette, infatti, di porre il paziente al centro del processo di cura, garantendo informazioni esaustive, obiettive e non contraddittorie sulle opzioni disponibili, ed evitando consulenze multiple.”

Gli Ospedali Riuniti di Bergamo, il Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna, l’Ospedale Sant’Anna di Como e l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano sono le quattro realtà, completamente diverse per tipologia di pazienti, modalità lavorative e modelli organizzativi, che hanno deciso di mettersi in gioco aprendosi al confronto: un primo passo verso altri paesi come Stati Uniti, Germania, Inghilterra e Olanda dove la sinergia e la collaborazione multidisciplinare sono applicate di routine. I primi risultati sono positivi e i quattro centri coinvolti sono a oltre il 40% di realizzazione del progetto, con picchi fino al 75% per quanto riguarda l’Ospedale Sant’Anna di Como e al 100% per l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano

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