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Delitto di Tavernerio, gli accusati negano:”Vendetta”

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I due sospettati davanti a giudice e Pm rigettano le accuse:”Non la conoscevamo neppure”. Li ha tirati in ballo un calabrese finito in carcere con loro per l’omicidio di Paderno d’Adda del maggio scorso.

 

 

 

L’unica certezza, in questo giallo, è che il corpo mummificato trovato fuori dal cimitero di Tavernerio nel dicembre del 2001 è di Maddalena Calabria (nella foto a lato e vicino al titolo), la 39enne di Molteno collaboratrice domestica in una villa di Oggiono. La conferma è arrivata dal Dna sui poveri resti trovati, casualmente, durante alcuni lavori all’esterno del campo santo oltre 10 anni fa. Chi l’ha gettata lì, sotto uno strato di terra ed avvolta in una sorta di sudario e chi l’ha uccisa resta ancora un mistero da chiarire. Perchè i due finiti nel registro degli indagati della Procura di Lecco- Fabio Citterio, 45enne di Lurago d’Erba e la cugina Tiziana Molteni, 53 anni di Dolzago – spiegano al Gip ed al Pm (Rosa Valotta) che loro non c’entrano nulla con quel delitto. “Non la conoscevo nemmeno” ha detto l’uomo davanti al magistrato nell’interrogatorio di ieri. E quando il Pm gli ha chiesto conto delle affermazioni di Santo Valerio Pirotta, 45enne calabrese anche lui domiciliato a Lurago (e detenuto assieme ai due per l’omicidio di Antonio Carroppa nel maggio scorso a Paderno d’Adda ndr), Citterio avrebbe risposto secco:”L’ha fatto per vendetta e per ripicca…”.

Un giallo che si complica, insomma. Perchè a portare in carcere Pirotta sarebbero stati proprio Citterio e la cugina dopo il loro fermo: lo avrebbero indicato come responsabile degli spari a Paderno su commissione di un boss attualmente detenuto che gli avrebbe chiesto di punire così Carroppa per essersi messo con la sua ex compagna. E così i carabinieri sono arrivati a Pirotta. Ora è lui che ribalta la cosa e davanti al Pm di lecco ha svelato parte del giallo di Tavernerio: ha ammesso che quel corpo ritrovato è di Maddalena Calabria – e gli accertamenti lo hanno confermato- ed ha tirato in ballo i due come esecutori dell’omicidio. Ma loro negano con decisione. L’avvocato Marcello Perillo, vice-presidente della Camera penale di Como e Lecco e difensore di Citterio, si spinge oltre l’interrogatorio:”Credo che nè lui, nè la cugina hanno a che fare con questo delitto…”. Insomma, svelato un giallo se ne apre un’altro subito anche se la Procura di Lecco resta convinta della colpevolezza di Citterio e della cugina anche per l’omicidio di Maddalena – “Mady” per gli amici – avvenuto nel 1993. Avrebbe “pagato” con la morte l’essere stata presente ad una rapina nella villa di Oggiono dell’imprenditore presso il quale lavorava. I banditi l’avrebbero riconosciuta, salvo poi tornare da lei ed ucciderla poche settimane dopo.

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