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Giallo di Tavernerio, spunta anche un “collaboratore”

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Sarebbe stato lui a dare indicazioni precise ai Pm della Procura di Lecco per risolvere il caso delle ossa ritrovate fuori dal cimitero. I due sospettati, già in carcere, nelle prossime ore davanti al Gip.

 

 

 

 

Un collaboratore che ha parlato e svelato dettagli e retroscena inediti. E’ la circostanza, non confermata ufficialmente, che avrebbe permesso di risolvere a distanza di quasi 20 anni il giallo della morte di Maddsalena Calabria, 39enne di Molteno, scomparsa nel nulla dal maggio del 1993, un mese dopo aver subito – in qualità di collaboratrice domestica – una violenta rapina nella villa dove lavorava ad Oggiono, di proprietà dell’imprenditore Luciano Fumagalli. In due, quella sera, piombarono in casa per rapinare l’uomo: e secondo i Pm di Lecco quei due sarebbero stati gli stessi che sono ricomparsi sulla scena del delitto di Paderno d’Adda lo scorso mese di maggio: Fabio Citterio di Lurago d’Erba e la cugina Tiziana Molteni di Dollzago.

Sarebbero stati loro – da qui l’accusa di omicidio, occultamento di cadavere e rapina aggravata – ad aggredire l’imprenditore e la collaboratrice domestica, poi fatta successivamente sparire perchè ritenuta una testimone scomoda. Colpita a bastonate e soffocata successivamente fino a seppellire i resti fuori dal cimitero di Tavernerio dove poi sono stati scoperti nel 2001.Un quadro accusatorio choc quello con cui la Procura di lecco si trova ora a fare i conti. Citterio e la cugina saranno interrogati dal Gip nelle prossime ore dopo la loro formale iscrizione nel registro egli indagati per il delitto di Maddalena Calabria: curiosità ed attesa per sapere la loro versione dei fatti. Giallo scvelato, dunque, grazie anche alle analisi dei Ris, ma sopratutto grazie al collaboratore che avrebbe parlato con dettagli e circostanze precise dopo così tanto tempo.

(nella foto de “La provincia di Lecco” e l’archivio di “Chi l’ha visto?” Maddalena Calabria, la vittima)

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