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Sant’Anna, si opera alla testa con il paziente sveglio!

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Assoluta eccellenza per l’ospedale di San Fermo: la tecnica denominata “Awake surgery” viene applicata con successo. La testimonianza di un giovane comasco, ora tornato ad una vita normale.

 

 

 

Operare i tumori cerebrali con il paziente sveglio, consentendo così di non danneggiare l’area del cervello preposta al linguaggio e al movimento. Anche all’Ospedale Sant’Anna la tecnica di “Awake Surgery”, un’eccellenza della neurochirurgia praticata in pochi ospedali in Italia. “Non posso che essere soddisfatto e orgoglioso di poter lavorare a fianco di professionisti di questo livello – ha commentato il direttore generale del Sant’Anna, Marco Onofri – confermando un altissimo profilo del reparto di neurochirurgia”. “La chirurgia da svegli – ha spiegato Angelo Taborelli, primario di Neurochirugia – permette di rimuovere tumori cerebrali come i gliomi posizionati in aree critiche dette “eloquenti”, preposte dunque principalmente alle funzioni del linguaggio e del movimento. I pazienti affetti da questi tumori sono solitamente giovani che hanno mostrato quali sintomi di esordio crisi epilettiche. Essa prevede una collaborazione attiva del paziente durante la fase di mappatura della corteccia cerebrale che consente di individuare i punti esatti in cui si può intervenire per asportare la massa”. La tecnica prevede l’induzione dell’anestesia generale per eseguire la craniotomia, il paziente viene poi svegliato per effettuare la mappatura e l’esportazione. Durante la prima fase vengono svolti due test: il “test del contare” e il “test del nominare gli oggetti” raffigurati in alcune immagini che vengono mostrate al paziente. Nel contempo, il neurochirurgo stimola elettricamente la corteccia per generare una locale eccitazione o inibizione dell’area del linguaggio. Inoltre, si chiede al paziente di eseguire alcuni semplici movimenti del braccio o della gamba. Si individuano così quei punti che non devono essere toccati durante l’asportazione del tumore.

Il paziente viene poi riaddormentato per la fase di chiusura del cranio. “Effettuare il mapping corticale – ha aggiunto il neurochirurgo Silvio Bellocchi – riduce a un massimo del 5% il rischio di deficit neurologici definitivi contro il 15%-27% di rischio che si corre quando l’ablazione avviene senza tecniche di mappaggio funzionale. Inoltre, la tecnica consente di eliminare la maggior quantità possibile di tumore, aumentando così la sopravvivenza con vantaggi anche sulla qualità della vita per una bassa probabilità di conseguenze post-operatorie”. Alcuni dei membri dell’equipe che esegue questi interventi, sono stati in visita a Montpellier dove si trova il più grande centro in Europa per interventi di questo tipo. I tumori posizionati nell’area “eloquente” presentano una frequenza annua di circa 10 casi ogni 100mila abitanti  e rappresentano il 40% di tutti i tumori cerebrali (60 casi l’anno in provincia di Como).  “E’ però fondamentale scegliere il tipo di paziente su cui eseguire la tecnica di awake – ha concluso Taborelli -, non solo in base alla malattia, che dev’essere ovviamente localizzata in un unico punto, ma anche testando le sue capacità di controllo dell’ansia e paura del dolore”.

Alla presentazione alla stampa di questa tecnica innovativa è intervenuto anche un paziente operato dalla Neurochirurgia del Sant’Anna. Marco Vendramin, comasco, classe 1971, è stato operato il 22 febbraio 2012 e ha portato la sua testimonianza: “Non ho mai avuto dubbi. Ho deciso subito di sottopormi all’intervento. Prima dell’intervento – ha raccontato – mi sono stati spiegati rischi e benefici. E’ stata fondamentale la fiducia che avevo nei medici. Quando in sala operatoria mi hanno svegliato, ero lucidissimo e il giorno dopo, vista l’assenza di complicanze post operatorie, mi sono alzato dal letto senza problemi. Nel giro di poche settimane sono tornato al lavoro”.

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