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Crisi economica, anche a settembre nessuno spiraglio

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I dati delle attività delle imprese di Como e Lecco, le preoccupazioni del presidente di Confindustria Francesco Verga: ordini in calo, fatturato in discesa. Tante aziende non riescono a pagare nei termini.

 

 

 

Situazione ancora complessa, difficile. Pochissimi i segnali confortanti, molti quelli negativi. Tantissime le aziende a rischio sul Lario. E’ questo l’esito -reso noto oggi – dell’indagine sull’Osservatorio rapido congiunto di Confindustria Como e Lecco. Lo scenario resta complesso, con una prevalenza dei giudizi in discesa per gli indicatori esaminati. Continua ad essere infatti stagnante la domanda interna, mentre quella estera risente a sua volta della congiuntura difficile con segnali di rallentamento. L’attività produttiva, sottotono, rallenta così come la percentuale di utilizzo medio degli impianti produttivi che si attesta vicino al 70%.Anche il fatturato è quindi in calo e, come fattore aggravante, si combina con una maggiore tendenza all’insolvenza da parte dei clienti. In un simile contesto contesto, le aspettative delle imprese sono incerte, con un orientamento prevalente al vedere mantenute le condizioni di settembre. Anche se, per oltre un’azienda su tre, si ipotizza un possibile peggioramento.

GLI ORDINI
Le imprese delle province di Lecco e di Como comunicano un rallentamento dei livelli di domanda per il mese di settembre rispetto ai risultati dello scorso luglio. A differenza delle precedenti edizioni dell’Osservatorio, la contrazione riguarda sia gli ordini sul mercato interno, da diverso periodo in situazione di stagnazione, che la domanda all’estero.
Nel primo caso si rileva una diminuzione del 51,7% del campione, stabilità nel 32,6% e aumento nel restante 15,7%.
Sul versante internazionale, invece, i casi di diminuzione rappresentano il 44,6% del totale, a fronte del 55,4% dei casi per i quali le imprese hanno indicato stabilità (il 32,4%) o livelli in aumento (23%).
LA PRODUZIONE
Anche la situazione relativa all’attività produttiva per le imprese di Lecco e Como è caratterizzata da una brusca frenata. Mentre il 18,4% del campione dichiara di aver registrato un aumento, e per il 34,5% non si segnalano variazioni, i giudizi di diminuzione si attestano invece al 47,1%. Lo scarto tra giudizi negativi e positivi raggiunge a settembre il valore più elevato dall’inizio dell’anno e conferma le aspettative al ribasso per gli ultimi mesi del 2012, così come indicato nell’ultimo Osservatorio Semestrale.
In diminuzione anche la percentuale di saturazione degli impianti di produzione che a settembre scende, anche se di pochi punti percentuali, per attestarsi al 70,1%.
IL FATTURATO
I rallentamenti subiti dalla domanda e dall’attività produttiva mostrano i loro effetti anche sul fatturato delle imprese di entrambi i territori, che risulta in contrazione rispetto a quanto registrato a luglio.
Si attesta infatti al 54,9 la percentuale dei giudizi che indicano una diminuzione del fatturato a fronte di un 24,2% di stabilità e di un più limitato 20,9% di vendite in crescita.
Lo scenario appare dunque complesso, anche perché gli indicatori rilevati risultano in minima parte influenzati da fenomeni di stagionalità (il 23,6% della produzione totale).
LE PREVISIONI
Rimane forte la preoccupazione per le prossime settimane per le imprese dei due territori. Per circa la metà del campione (48,9%) la situazione non dovrebbe subire variazioni, mentre la percentuale di soggetti che dichiarano di attendersi un ulteriore peggioramento (37,8%) è decisamente superiore alla percentuale di giudizi che indicano una crescita (13,3%).
Le imprese continuano ad avere una visibilità limitata sulle attività: solamente nel 14,8% dei casi gli ordini presenti in portafoglio permettono di coprire un orizzonte temporale superiore al trimestre. Per il 40,9% del campione la visibilità diminuisce a qualche mese, mentre per ben il 44,3% scende a poche settimane e comunque ad un periodo inferiore ad un mese.
LE MATERIE PRIME
Sul versante delle materie prime le imprese delle due province non comunicano particolari criticità legate ai costi di approvvigionamento durante il mese di settembre.
In oltre sette casi su dieci (71,4%) il campione ha rivelato di non aver assistito a variazioni dei listini di acquisto. Nel 9,5% dei casi, invece, i prezzi sono stati caratterizzati da diminuzione mentre nel restante 19,1% è stato segnalato un aumento.
LA SOLVIBILITA’
Per circa i tre quarti delle imprese dei due territori (73,6%) permane una forte criticità relativa all’insolvenza o ai ritardi nei pagamenti da parte dei clienti. Tale dato ha rappresentato una costante dall’inizio dell’anno e le imprese continuano a segnalare peggioramenti in tal senso: per oltre il 44,9% del campione la situazione di settembre risulta aggravata, mentre non si rilevano casi di miglioramento.
I RAPPORTI CON GLI ISTITUTI DI CREDITO
L’Osservatorio conferma il persistere di alcune situazioni problematiche nel rapporto tra le imprese e gli Istituti di credito.
Negli ultimi sei mesi la quota delle imprese dei territori di Lecco e di Como che hanno riscontrato un aumento delle commissioni per la disponibilità di fidi è stata superiore ai due terzi (68,3%). In aggiunta, per il trimestre finale dell’anno il 39,4% del campione comunica di attendere un ulteriore incremento dei tassi.
L’OCCUPAZIONE
Dall’esame dei giudizi relativi allo scenario occupazionale delle due province emerge un quadro di diffusa stabilità per il mese di settembre rispetto allo scorso luglio, anche se si riscontra un numero elevato di giudizi indicanti la riduzione.
Nel dettaglio per il 71,6% delle imprese si registra stabilità nella forza lavoro, nel 6,8% un aumento mentre nel restante 21,6% una diminuzione.
Le aspettative per i prossimi mesi confermano quanto evidenziato e non rivelano sostanziali cambiamenti.

I DATI DI COMO

La domanda interna oramai da più di un anno continua a muoversi in territorio negativo, principalmente per la riduzione dei redditi reali, per la sfiducia di famiglie ed imprese e per i consumi in caduta libera: il 65% delle aziende intervistate comunica il mantenimento dei livelli; chi  esprime una crescita rappresenta solo il 15%. In particolare, preoccupano gli effetti sui consumi dell’incremento di aliquote IVA, sarà inevitabile un loro ulteriore deprimersi.
Data la forte vocazione all’export del territorio comasco, gli ordini provenienti dall’estero rilevano una performance migliore rispetto al mercato interno, con una crescita rispetto agli ultimi 2 mesi per il 23% degli intervistati, stabilità nel 30% dei casi.
La polarizzazione delle vendite verso nuovi mercati è sempre più accentuata ed è prerogativa ormai di qualsiasi azienda, indipendentemente dalle dimensioni aziendali. A tal proposito, desta preoccupazione l’acuirsi di misure protezionistiche da parte di alcune nazioni emergenti che sempre più pongono barriere, non tariffarie, ai prodotti nostrani. L’attività produttiva continua a rallentare, scontando l’andamento asfittico della domanda e le previsioni non buone per il 2013. In media, il campione rivela di utilizzare circa il 69% della capacità produttiva disponibile.
Parallelamente alla domanda, cala anche il livello delle vendite: il 60% delle imprese dichiara una calo rispetto al primo trimestre 2012, il 15 una stagnazione e il restante 25% un incremento. Coerentemente, la visibilità sulla domanda rimane limitata mediamente ad un orizzonte di qualche settimana.

In un contesto in cui l’offerta di credito diminuisce, l’Osservatorio continua a monitorare l’evolversi del rapporto banca-impresa. In particolare, l’applicazione delle commissioni sulla disponibilità fidi è stata segnalata per la maggior parte delle imprese, tuttavia la nuova commissione onnicomprensiva spesso non è applicata per l’ammontare massimo previsto per legge né per tutte le forme tecniche utilizzate solitamente nell’operatività dell’impresa. Continuano ad aumentare i casi d’insolvenza dei clienti e i tempi di pagamento delle fatture. In questo senso, è fondamentale l’approvazione integrale senza rinvii e deroghe della direttiva europea sui ritardi di pagamento. In Germania e Francia, i pagamenti sono regolati a poco più di un mese o a circa 2, rispettivamente. A fronte del contesto descritto, l’occupazione in provincia continua a diminuire, sono sempre più i casi di aziende coinvolte in procedure concorsuali, crisi aziendali per mancanza di ordini o cessazioni d’attività; la situazione attualmente è calmierata dagli istituti sociali ad integrazione del reddito.

“Tranquillizza apprendere, grazie a questa indagine, che l’export, vera àncora di salvezza per le imprese del nostro territorio, non ha semplicemente mantenuto i livelli ma addirittura è cresciuto – commenta Francesco Verga, presidente di Confindustria Como -. Non possiamo però certo dirci ancora salvi: l’onda lunga della crisi non permette una crescita delle vendite e, parallelamente, continua a causare una diminuzione della capacità produttiva. Rimane davvero urgente l’approvazione da parte del Governo della direttiva europea sui ritardi di pagamento, che permetterebbe finalmente alle nostre imprese di respirare un po’”.

(Nelle foto lato la sede di Confindustria Como ed il presidente Francesco Verga)

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