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Sipario al Sociale, si parte con “Capuleti e Montecchi”

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C’è curiosità tra gli appassionati di lirica per la “prima” di questa sera nella sala cittadina. La presentazione del regista Sam Brown: lealtà e famiglia, amore e lutto, tutto mixato assieme.

 

 

Curiosità, attesa, la giusta tensione che caratterizza ogni “prima” che si rispetti. Questa sera – con la consueta sfilata di signore e mariti in eleganti abiti da sera – parte la stagione 2012/2013 del Teatro Sociale di Como. E dopo l’anteprima di lunedì con direttore e regista – che hanno dialogato con appassionati e curiosi – stasera (dalle 20,30) in scena “I Capuleti e i Montecchi” – tragedia lirica con musiche di Bellini  e direzione artistica di Christian Capocaccia. Regista è Sam Brown (Regista). Un’opera particolare, non facile da rappresentare e tutta in chiave moderna come hanno fatto sapere i responsabili. Dunque, grande curiosità per capire come verrà portata sul palco cittadino

“I Capuleti e i Montecchi è un’opera che parla di lealtà, famiglia, amore e lutto – spiega il regista Sam Brown -. Protagonista una donna che vive da sola in un mondo di uomini, in un’epoca e in un luogo in cui le donne sono oggetti posseduti e venduti, senza diritti ed opinioni; in mondo in cui le donne passano dal padre al marito quasi come in una transazione finanziaria, nel cui scambio l’amore è assente. L’opera si fonda sulla lotta cruenta tra due clan in conflitto: l’amore di Giulietta e Romeo avrebbe potuto essere l’occasione di porre fine a quel conflitto, riunendo le due famiglie, ma questa opportunità svanisce quando Romeo uccide in duello il figlio di Capellio, accecato dall’odio per i Montecchi. Nel nostro spettacolo – aggiunge Brown – abbiamo ricreato il mondo gypsy della Romania inizio ‘900, in cui le famiglie rom sono profondamente leali verso il proprio gruppo e fieramente aggressivi verso gli avversari. Lo spazio centrale è una sala costruita provvisoriamente dagli zingari per le celebrazioni religiose e i loro incontri. È uno spazio maschile, un mondo rurale di uomini in viaggio, spinti da piacere, lealtà, coraggio e onore. Il sipario si apre su una festa di addio al celibato, rude e chiassosa, in una notte caotica, con le unghie sporche e gli stivali da lavoro infangati. Non ci sono donne: solo Giulietta vagabonda, ignorata dagli uomini (ad eccezione di Lorenzo) che decidono per lei. L’enorme tavolo che riempie la sala è ora il banchetto festivo, poi il letto di Giulietta, infine la sua tomba. Come in una tragedia greca, gli eventi precipitano nell’arco di un giorno, dall’alba all’alba”.

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