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Napolitano in aiuto a Sallusti: diffamazione da rivedere

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Nota ufficiale del Capo dello Stato oggi dopo la condanna del giornalista comasco a 14 mesi di carcere. Intanto a Milano l’ex direttore de Il Giornale rinviato a giudizio per un’altra vicenda complessa.

 

 

 

Il presidente Napolitano e il ministro della Giustizia Paola Severino hanno convenuto sulla esigenza di modifiche normative in materia di diffamazione a mezzo stampa, tenendo conto delle indicazioni della Corte europea di Strasburgo, non escludendo possibili ricadute concrete sul caso Sallusti (nella foto a lato). Lo rende noto un comunicato del Quirinale diffuso oggi dopo il clamore suscitato dalla condanna – ieri – di Alessandro Sallusti, giornalista comasco, dimessosi da direttore de Il Giornale anche se il suo editore – Paolo Berlusconi -fa sapere che non intende accettare questa sua scelta. “La pena detentiva deve essere sempre un’extrema ratio: se ci sono possibilità alternative vanno percorse”. Lo ha detto il ministro della Giustizia, Severino, interpellata sul caso Sallusti, a margine di un’audizione alla Camera in giornata.

L’ex direttore del ‘Giornale’ Alessandro Sallusti, ieri condannato a 14 mesi dalla Cassazione, é stato rinviato a giudizio stamane a Milano con l’accusa di omesso controllo in un procedimento per diffamazione ai danni dell’ex sostituto procuratore militare di Padova, Maurizio Block. L’accusa si riferisce a quando Sallusti era direttore di ‘Libero’. Nel frattempo, ecco il colpo di scena: Renato Farina “confessa” nell’Aula della Camera di essere l’autore dell’articolo, a firma ‘Dreyfus’ per il quale il direttore Sallusti, comasco Doc, é stato condannato dalla Cassazione. Per questo il deputato del Pdl chiede la grazia per il giornalista o la revisione del processo a suo carico. “Intervengo per un obbligo di coscienza e per ragione di giustizia. Se Sallusti conferma la sua intenzione di rendere esecutiva la sentenza accadrà un duplice abominio: sarebbe sancito con il carcere l’esercizio del diritto di opinione e Sallusti finirebbe in prigione per errore giudiziario conclamato. Quel testo a firma ‘Dreyfus’ – dice – lo ho scritto io e me ne assumo la piena responsabilità morale e giuridica”.

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