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La reazione:”Niente grazia o misure, andrò in prigione”

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Alessandro Sallusti saluta i colleghi della redazione e conferma la linea di fermezza dopo la condanna per diffamazione. Ed oggi, a Milano, altra udienza che lo vede imputato.

 

 

 

Un commiato commosso e partecipato. Alessandro Sallusti, il giornalista comasco condanato ieri in via definitiva a 14 mesi per diffamazione (vedi precedente lancio) ha salutato i colleghi della redazione dopo le dimissioni formalizzate all’editore. Da oggi non dirige più il “Giornale” ed attende. 30 giorni di attesa primas che la condanna, sospesa al momento, possa diventare esecutiva. 30 giorni per chiedere misure alternative al carcere come i domiciliari o l’affidamento si servizi sociali. Mas lui già oggi, nel suo ultimo editoriale, fa capire con chiarezza come intende muoversi:”Nessuna misura e nessuna richiesta di grazia al capo dello stato – scrive il giornalista comasco al centro del caso politico -. Vado in prigione a scontare la pena inflitta. Credo che i miei genitori, gli unici che hanno a cuore la mia educazione – scrive ancora – sarebbero orgogliosi di me. Questo mi basta”.

Per lui si moltiplicano le attestazioni di solidarietà e stima. I politici chiedono la revisione della legge, ma ad oggi Sallusti sarebbe il primo giornalista a pagare con la cella – se mai dovrà entrare tra un mese – iun diritto di opinione. Ed oggi, ironia del caso, Sallusti è atteso a Milano ancora in Tribunale. Altra aula, altra udienza che lo vede imputato ancora di diffamazione. Lui non è detto che ci sarà.

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