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Sallusti, la condanna è confermata. Ma niente carcere

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Il giornalista comasco riconosciuto colpevole di diffamazione in Cassazione. 14 mesi senza attenuanti. Lui si dimette e resta in attesa: decine di attestazioni di solidarietà.

 

 

Confermati i 14 mesi di reclusione senza condizionale per diffamazione per il giornalista comasco Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale ed ex di Libero. Negate anche le attenuanti generiche per lui che, pur se provato, ha ammesso di volr andare in carcere. Ma dopo voci incontrollate, in serata la conferma: la Procura di Milano ha sospeso la pena perchè Sallusti è incensurato. Lui, nel frattempo, ha già rassegnato le dimissioni all’editore e resta in attesa di sapere cosa fare. A Sallusti in queste ore stanno arrivando decine di testimonianze di affetto e di solidarietà. Praticamente tutta la categoria è solidale con lui, al suo fianco anche varie forze politiche. In queste ore il ministro della Giustizia Severino ha parlato brevemente:”Non commento la sentenza, ma la norma va cambiata”.
Sallusti prima di arrivare a Libero ed al Giornale è stato per diversi anni alla guida – come direttore responsabile – de La Provincia di Como. Molti degli attuali cronisti se lo ricordano bene. La notizia ha turbato profondamente anche loro.

Si moltiplicano in queste ore le reazioni politiche. Di seguito quelle riportate da Ansa ed AdnKronos:

“La carcerazione inflitta al direttore – commenta Silvio Berlusconi – Alessandro Sallusti appare a chiunque assolutamente fuori da ogni logica e contro il buonsenso. La magistratura non commina pene siffatte neppure per gravi reati che destano ben diverso allarme sociale”.

Il capogruppo del Pd Dario Franceschini chiede subito nuove norme: “L’impegno che potremmo prendere è di approvare nuove norme entro la fine della legislatura. Noi partiamo dal presupposto che le sentenze si rispettano anche quando non piacciono. Questa sentenza non ci piace perchè pare smisurata la misura adottata. Nulla c’entrano le posizioni politiche del giornalista o del giornale. Tuttavia – ammonisce rivolto al Pdl – serve un po’ di coerenza: non ci si può lamentare di una sentenza che riteniamo sproporzionata ma rispettiamo e contemporaneamente invocare misure fortemente punitive come quelle sulle intercettazioni per la libertà di stampa”.

“La sentenza di oggi va al di là del limite assoluto, dove le certezze di una democrazia liberale si infrangono, dove la libertà di  stampa diventa un bene leso, dove una condanna assume i contorni di una intimidazione inaccettabile”, afferma il segretario del Pdl Angelino Alfano. “La libertà di stampa non ha colore e questo è testimoniato dalle dichiarazioni di vicinanza che sono arrivate a Sallusti da ogni parte, anche da coloro che non condividono il suo pensiero, ma non per questo accettano che sia ucciso”. “Sallusti con la sua condanna diventa protagonista di un evento senza precedenti, che pone l’Italia negli ultimi posti per la libertà di stampa non rispettata ma, al contrario, sacrificata sull’altare di una giustizia antiquata, non corrispondente alla realtà attuale, che non ha nemmeno tenuto conto delle attenuanti generiche che il Procuratore Generale aveva chiesto. Occorre riflettere e agire – sottolinea Alfano – perchè questa gravissima vicenda non si ripeta mai più. Ed è chiaro che mai e poi mai sarebbe dovuta accadere”.

“Quando il prossimo rapporto internazionale sulla libertà di stampa collocherà l’Italia al livello della Corea del Nord, voglio vedere se qualcuno avrà il coraggio di prendersela con il centrodestra”, dichiara Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo Pdl al Senato. “Che altro deve succedere? Si intervenga subito a salvaguardia del free speech: un conto è rispondere (e questo è giusto, se io diffamo un altro cittadino), altro conto è il carcere” dice il portavoce nazionale del Pdl, Daniele Capezzone. Parla di “sentenza liberticida” Fabrizio Cicchitto: “Segna una delle pagine più buie della magistratura italiana”.

“Che Sallusti finisca in carcere per diffamazione è assurdo – dice Giancarlo Mazzuca, deputato Pdl -. Questa sentenza rappresenta un caso che peserà come un macigno, nella storia della giustizia, in quella del giornalismo italiano. La notizie della conferma della condanna lascia sbigottiti e anche schifati”.

Il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti e il senatore Pd Vincenzo Vita chiedono subito un provvedimento d’urgenza: “La condanna a Sallusti farà precipitare ulteriormente l’Italia nella già indecorosa graduatoria della libertà di stampa. Non basta manifestare indignazione ma serve un provvedimento d’urgenza per l’istituzione di un giurì per la lealtà dell’informazione e per l’abrogazione immediata del reato di omesso controllo e comunque del carcere per i reati di opinione, oggi applicati contro Sallusti domani contro qualcun altro”.

E’ stata violato violato l’articolo 21 della Costituzione, dice il senatore Carlo Giovanardi: “Non mi risulta che sia stato abrogato l’art. 21 primo comma della Costituzione, che recita: ‘Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con le parole, lo scritto e ogni mezzo di diffusione. Io non la penso come chi scrisse a suo tempo su Libero che ‘se in Italia ci fosse la pena di morte l’applicherebbe a giudici, ginecologi e genitori che hanno autorizzato una tredicenne ad abortire ma in base all’art. 21 come si fa ad impedirgli di manifestare il suo sia pur personale ed aberrante pensiero?”. “Lo scandalo del caso Sallusti che tra l’altro queste cose non le ha scritte lui e magari neppure le condivide, non consiste – osserva Giovanardi – tanto nell’entità della condanna ma nel fatto che i magistrati abbiano considerato diffamatorio la libera espressione di una, se pur discutibile, opinione”.

“Altro che vignette su Maometto qui siamo con la conferma della condanna a Sallusti al terrorismo sulla libertà di opinione”, ha detto Margherita Boniver, deputato del Pdl e Presidente del Comitato Schengen. “Si è smarrito il buon senso”, commenta Sandro Bondi: “Anche il nuovo pronunciamento della magistratura che riguarda il direttore  Sallusti conferma non solo che abbiamo cattive leggi, la cui responsabilità è innanzitutto del legislatore, ma soprattutto che abbiamo ormai smarrito completamente quel giudizio fondato sul buonsenso che rende credibile e rispettabile la giustizia”. “Lascia di stucco la decisione della Cassazione – dice Ignazio La Russa – ha disatteso anche le stesse conclusioni del Procuratore generale e ha confermato l’incredibile condanna a 14 mesi a carico del direttore del Giornale”.

Per Massimo Donadi (Idv) “un Paese dove si rischia di finire in carcere per opinioni e idee è un paese dove la libertà è a rischio. La sentenza di oggi pone un problema di un Paese che non è capace di affrontare in modo serio e capace il tema della Giustizia”.

 

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