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Un fiume di armi e droga da Brogeda. Per i boss

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Otto persone arrestate dai carabinieri nelle ultime ore, nessun comasco tra gli indagati. Ma è stato accertato che il valico italo-svizzero era usato per rifornire una potente cosca. Autisti due insospettabili pensionati.

 

 

Armi e droga che passavano, a più riprese, anche dal valico di Brogeda. Lo hanno scoperto gli accertamenti dei carabinieri di Varese che oggi hanno eseguito otto ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone a vario titolo indagate per traffico internazionale di armi e di stupefacenti. L’organizzazione importava dalla Svizzera – spesso via Brogeda – ingenti quantitativi di armi comuni da sparo e armi da guerra destinate alla ‘ndrangheta. E spesso passava anche la droga. Il clan al quale arrivavano le armi era quello facente capo a Felice Ferrazzo, già attivo nella provincia di Varese da tempo. Per eludere i controlli di polizia e doganali, le armi e gli stupefacente venivano portati in Italia a bordo di autovetture condotte da una coppia di anziani coniugi svizzeri, del tutto insospettabili, residenti a Bellinzona.

In carcere tra gli altri è finito anche Eugenio Ferrazzo, 34 anni, il figlio del boss Felice. Ferrazzo, 34 anni. Oltre a lui sono stati arrestati Francesco Scicchitano, 63enne di Pianopoli (Catanzaro); Antonino Amato, 63enne catanese residente a Gerenzano (Varese); Mirko De Notaris, 36enne di Vasto (Chieti); Salvatore Ferrigno, 49enne di origini catanesi residente a Uboldo (Varese); Cristian Margiotta, 32enne milanese; Alfio Privitera, 54enne catanese residente a Lozza (Varese); Donato Santo, 27enne residente a Jesolo (Venezia). Non ci sono comaschi tra i fermati.

 

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