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Parolario tra videogames, cucina e primavera araba

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Poliedrica giornata oggi alla rassegna culturale comasca tra Villa Olmo e Villa del Grumello. Attesa per Gualtiero Marchesi e la sua cucina del futuro, ma non mancano altri tempi di grande interesse.

 

 

 

 

Ancora una super-giornata dopo il pienone di ieri, in particolare per l’incontrpo-evento tra Ilaria D’Amico, affascinante giornalista di Sky ed il cantautore lariano Davide Van De Sfroos. Programma ricco quello di oggi a Parolario, la rassegna culturale lariana che si svolge a Villa Olmo, che spazia dalla cultura del cibo alla religione. Con Gualtiero Marchesi (nella foto a lato) e la sua Fondazione si cercherà di disegnare il futuro della ristorazione; lo scrittore Younis Tawfik cercherà di delineare il futuro del Medio Oriente a partire dalle primavere arabe che hanno scosso il mondo musulmano.
Nuova visione per libri e videogame: i primi sono intesi da Fabio Fornasari come luoghi dell’ospitalità e spazi della mente; i secondi diventano invece gli strumenti per raccontare le narrazioni future.
Serata dedicata al futuro delle grandi religioni monoteiste con Marco Roncalli, Shahrzad Houshmand e David Sciunnach; completa il quadro il film “Kundun”, la biografia del Dalai Lama realizzata dall’occhio nitido di Martin Scorsese.

L’INCONTRO CON MAURO CORONA – PREVISTO ALLE ORE 19.30 – E’ STATO ANNULLATO PER MOTIVI INDIPENDENTI DALLA VOLONTA’ DELL’ORGANIZZAZIONE DI PAROLARIO.

Parolario è anche solidarietà. Durante tutta la manifestazione sarà presente a Villa Olmo uno stand dedicato alla Fondazione Ambrosoli Memorial Hospital, associazione del territorio che si occupa di salute e della cura della popolazione ugandese. La Fondazione Dr. Ambrosoli Memorial Hospital garantisce l’accesso a servizi sanitari qualificati e dare continuità e futuro all’ospedale di Kalongo e alla scuola specialistica di ostetricia da lui fondati in Uganda da Padre Giuseppe Ambrosoli.

IL DETTAGLIO DEGLI INCONTRI

Il primo incontro della giornata è alle 17.00 a Villa Olmo. “Coraggioso nuovo mondo. I videogames e le nuove frontiere della narrazione”: Filippo Zanoli e Andrea Peduzzi analizzano l’evoluzione (non solo) narrativa del medium videoludico. I videogame di oggi sono eredi digitali di antichi passatempi o complesse macchine per raccontare storie? Figlio ibrido di cinema, ritualità ludiche e tecnologia, il videogioco ha sempre dimostrato una spiccata predisposizione, se non una vera e propria ambizione, per la narrazione. Al di là del joypad, dei rumori cacofonici e delle esplosioni digitali, in realtà si cela un mondo utopico – perché contravviene alla norma stabilita della narrazione univoca – fatto di game designer e romanzi interattivi, in cui l’utente diventa un fondamentale attore per la costruzione delle storie.
Si racconteranno così, sugli schermi digitali, le epopee del futuro?

Con Fabio Fornasari si parla invece di libri alle 18.00 presso la Fondazione Antonio Ratti. “Lo spazio del libro: uno spazio per gli occhi, le mani e la mente” è il titolo dell’incontro che vede come protagonista il simbolo per eccellenza di Parolario, il libro, declinato in una veste nuova.
Il libro è il più elementare spazio dove abitano e si confrontano le nostre idee, offre ospitalità a chi legge e dona sempre nuovi modi di guardare le cose.L’autore dialoga con Chiara Milani.

Contemporaneamente (ore 18.00) a Villa del Grumello, Gualtero Marchesi e Marco Bolasco cercheranno di “Disegnare il futuro della ristorazione”. L’incontro è organizzato in collaborazione con la  Fondazione Gualtiero Marchesi, nata il 19 marzo 2010 in occasione degli 80 anni del famoso cuoco, la cui missione è la diffusione del bello e del buono in tutte le arti, dalla musica alla pittura, dalla scultura alla cucina. La Fondazione parte dai ragazzi, per prepararli al bello fin dall’età prescolare, coltivandone il gusto per tutte le arti attraverso dei corsi di musica, di pittura, di scultura, dei laboratori teatrali e culinari. Accanto a questa sorta di nido d’arte, la Fondazione Gualtiero Marchesi si occupa anche degli adulti, in particolar modo dei cuochi che hanno già iniziato un loro percorso lavorativo o che, magari, sono appena usciti dai corsi di formazione di Alma, la Scuola Internazionale di Cucina Italiana. A questi, che hanno già imparato a cucinare, si prospetta il passo successivo, quello più arduo, per il quale è indispensabile la presenza di un maestro: l’apertura ad una visione creativa. Nel comitato scientifico-artistico della Fondazione Gualtiero Marchesi sono presenti scultori, pittori, compositori e musicisti.
Gualtiero Marchesi, rinomato cuoco e ristoratore, viene considerato il fondatore della “nuova cucina italiana”. È lo chef italiano più noto nel mondo e ha contribuito allo sviluppo della cucina italiana. Gualtiero Marchesi e Marco Bolasco dialogano con Alfredo Antonaros, scrittore e conduttore televisivo.

Alle 18.30 si ritorna a Villa Olmo per parlare della “Primavera araba e il futuro del Medio Oriente” con lo scrittore Younis Tawfik, iracheno di nascita e attento osservatore del mondo arabo, prendendo come spunto il suo ultimo libro. “La ragazza di Piazza Tahrir” è il racconto della rivolta che ha portato alla caduta di Hosni Mubarak visto attraverso gli occhi della protagonista Amal, ragazza egiziana segregata in casa per “salvare l’onore della famiglia” prima del matrimonio. La primavera araba, prima che in piazza, inizia nella stanza di questa ragazza odiata dalla madre perché “nata femmina”. Il computer diventa l’unica finestra sul mondo: attraverso facebook e gli altri social network, Amal ha la possibilità di conoscere altre ragazze come lei e di unirsi ai giovani che si riversano in piazza Tahrir per abbattere il regime. È il gennaio 2011, fuori soffiano i venti di protesta. Amal è una ragazza come tante altre, porta il velo e non ha la stoffa dell’eroina, ma lotta per ottenere sia la libertà per se stessa, dentro la sua gabbia dorata, sia la libertà per tutto il suo popolo. In piazza incontrerà l’amore e la morte, e nel corso di quelle straordinarie settimane capirà molte cose del suo passato e della sua famiglia, in cui si annidano silenzi e segreti che fanno ancora male. L’autore dialoga con Nello Scavo.

Alle 20.30, sempre a Villa Olmo, si affronta il tema caldo della giornata: “Il futuro delle religioni”. In un periodo di profonda crisi spirituale oltre che economica, Marco Roncalli, il rabbino David Sciunnach e la teologa musulmana Shahrzad Houshmand si interrogano sul futuro delle grandi religioni, che dovrebbero essere in grado di affrontare i problemi sociali e politici del nostro tempo, impegnarsi nel campo della giustizia e della pace tra i popoli e dovrebbero rivedere, rileggere e, a volte, riformare il proprio linguaggio. Marco Roncalli lavora da circa trent’anni nel mondo dell’editoria (Rusconi, Edizioni San Paolo, Mondatori, La Scuola), della ricerca storica e del giornalismo culturale. Ha collaborato all’inserto domenicale de Il Sole 24 Ore, ai periodici San Paolo, ad Agorà, inserto culturale del quotidiano Avvenire, all’Osservatore Romano e al Corriere della Sera. È presidente della Fondazione Papa Giovanni XXIII di Bergamo e ha collaborato con autori e registi italiani e stranieri per lavori riguardanti la figura di Angelo Roncalli – Giovanni XXIII. Come saggista ha all’attivo una ventina di volumi, dedicati in particolare alla storia della Chiesa e alla cultura del Novecento.  Sherazade Hushmand insegna studi islamici alla Pontificia Università Gregoriana di Roma e alla Pontificia facoltà Marianum. Presidente dell’associazione culturale Irano-italiana “Donne per la dignità”, collabora in modo attivo con il movimento dei focolarini nell’ufficio dialogo interreligioso.
David Sciunnach è vice Rabbino Capo di Milano dal 2000. Romano, ha svolto i suoi studi in Israele.

Conclude la serata, alle 22.30, il film “Kundun” (USA, 1997), diretto da Marin Scorsese, tratto dal libro autobiografico del quattordicesimo Dalai Lama del Tibet, Tenzin Gyatso, “La libertà nell’esilio”. Nel 1937 in Tibet un bambino di due anni e mezzo proveniente da una modesta famiglia viene riconosciuto come quattordicesima reincarnazione del Buddha della compassione, destinato a diventare il Dalai Lama, guida spirituale e politica della sua gente. Negli anni Quaranta, il bambino cresce sotto l’insegnamento degli anziani maestri buddisti, pronto a diventare per tutti esempio di una indomita volontà e di un fervido impegno religioso. La seconda guerra mondiale tocca solo marginalmente il Tibet ma è sul finire del decennio che i nuovi assetti politici si abbattono con forza e violenza sul Paese fino a cambiarne il corso della storia. Nel 1950, quando il Dalai Lama ha 15 anni, l’esercito comunista cinese di Mao invade il Tibet, proclamandolo territorio della Cina. Ma il giovane Dalai oppone resistenza, rifiutando con fermezza di venire meno ai basilari princìpi del Buddismo, compreso l’ideale della non-violenza. Accoglie l’invito a recarsi a Pechino, dove Mao lo tratta con affabilità ma gli conferma che la situazione è irreversibile e che la religione deve essere bandita dalla mente delle popolazioni.

Tornato a casa, il Dalai cerca ancora di organizzare una opposizione, che vorrebbe mantenere pacifica, ma i soldati cinesi infieriscono, provocando stragi e uccisioni di massa. Il Dalai vorrebbe non muoversi dal palazzo, ma gli anziani monaci insistono e nel 1959 si decide a prendere la via dell’esilio. Dopo un lungo, estenuante viaggio il Dalai Lama arriva al confine con l’India, dove viene accolto con tutti gli onori. Ha 24 anni ed oggi, 39 anni dopo, aspetta ancora di poter tornare nella propria terra.

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