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Senza ripresa, imprese comasche in affanno

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La crisi continua a fare sentire i suoi effetti sul territorio lariano. I dati dell’indagine di Confindustria. Il presidente Verga:”Lasciati sempre più soli”.

 

 

 

 

Crisi, crisi ed ancora crisi. La conferma arriva anche dall’indagine di Confindustria di Como con i propri associati: ad un aumento degli ordini per il 25% del campione, percentuale simile del campione indica invece una riduzione. Si attesta al 52% il numero dei soggetti che indicano invece una stabilità rispetto ai livelli di inizio anno. Gli ordini provenienti dall’estero rilevano una performance migliore, con una crescita per un terzo degli intervistati, stabilità nel 36%. Non si ravvisano segnali di ripresa per la domanda interna che continua a calare: il 37% del campione comunica il mantenimento dei livelli; i giudizi che indicano contrazione sono il 38%; quelli che esprimono una crescita il 25%. L’indicatore della domanda interna risente fortemente del perdurare di una crisi profonda che continua a protrarsi. L’attività produttiva rimane stabile da diversi mesi ma su livelli sempre molto bassi, ciò conferma la presenza di problematiche strutturali del Paese.

In media, il campione rivela di utilizzare circa il 75% della capacità produttiva disponibile. Il livello di vendite nel primo trimestre presenta significativi segnali d’allarme: il 48% delle imprese dichiara una calo rispetto ai primi mesi del 2011, il 21 una stagnazione e il restante 31% un discreto incremento. Nell’80% dei casi, eventuali incrementi o decrementi del fatturato non sono influenzati dalla normale stagionalità di alcuni mercati. Permangono criticità rilevanti sull’orizzonte temporale di visibilità sulla domanda. Infatti, l’86% del campione rivela di avere visibilità per poche settimane o al più qualche mese. Poco frequenti i casi in cui un’impresa abbia un orizzonte più ampio di un trimestre (14%).
La solvibilità dei clienti delle aziende aderenti all’indagine mostra segnali molto preoccupanti, il 70% degli intervistati ha riscontrato casi d’insolvenza o allungamento dei tempi di pagamento. Nelle recenti rilevazioni questo dato è progressivamente aumentato, desta forte preoccupazione non solo la frequenza con cui si hanno insolvenze e ritardi nei pagamenti ma anche l’entità di tali eventi. Un monitoraggio più approfondito delle insolvenze/ritardi porta ad indicare un ulteriore peggioramento negli ultimi due mesi che, innestandosi su uno scenario non facile, potrebbe causare un effetto “valanga” e portare in crisi in maniera indiretta anche aziende con più liquidità. Si ricorda che il diluirsi dei tempi di pagamento è un fenomeno tutto italiano, non si denotano trend analoghi in altri Paesi. Conseguentemente, le imprese maggiormente votate all’export risentono di un doppio beneficio: dinamica della domanda positiva e tempi d’incasso inferiori rispetto a chi vende quasi esclusivamente in Italia.

Il costo per l’approvvigionamento delle materie prime risulta stabile da alcuni mesi. Due terzi degli intervistati riscontra stabilità, nel 23% l’approvvigionamento è risultato più costoso rispetto ai mesi scorsi, saltuari i casi di diminuzione dei prezzi sui mercati di fornitura.
All’aumento delle insolvenze e ai ritardi nei pagamenti si associano forti difficoltà nel rapporto con il sistema creditizio da mesi. Si riscontrano notevoli difficoltà nell’accensione di nuove linee di credito, soprattutto se il finanziamento riguarda il circolante/gestione corrente. Mediamente non si notano particolari problematiche sul fronte della richiesta di nuove garanzie o sui tempi di delibera, mentre continuano ad aumentare spread e commissioni bancarie (rispettivamente nel 37 e nel 42% dei casi).

“I dati rilevati confermano purtroppo un trend negativo su quasi tutti i fronti – commenta Francesco Verga, Presidente di Confindustria Como (nella foto a lato)  -: le nostre aziende devono affrontare difficoltà sempre maggiori, ma sono lasciate sempre più sole sia dalle istituzioni che dagli istituti bancari e creditizi. Il segnale però più allarmante è quello relativo ai livelli delle vendite, che presentano cali davvero significativi. E’ un campanello d’allarme che non può essere ignorato, e che da solo ben rappresenta la preoccupante situazione in cui versano le nostre aziende. E’ da mesi che le invochiamo a gran voce, ma ora più che mai urgono riforme che siano in grado di rimettere in moto l’economia complessiva del nostro Paese”.

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