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Arrighi è in aula a Milano: lacrime e ammissioni

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Il noto armiere comasco, condannato in primo gradio a Como a 30 anni per l’uccisione di Giacomo Brambilla, ha parlato subito:”L’ho aspettato per ucciderlo”.

 

 

 

Alberto Arrighi è arrivato in Tribunale a Milano questa mattina. Ora è in aula per seguire il processo di appello, cheisto dai suoi legali (Ivan Colciago e Francesca Binaghi) per cercare di avere una condanna meno pesante dei 30 anni rimediati a Como in primo grado. Praticamente un carcere a vita per il noto ex armiere del centro città (nella foto a lato) che due anni fa uccise e poi decapitò Giacomo Brambilla, imprenditore del settore benzina, in procinto di diventare suo socio all’armeria di via Garibaldi. La difesa di Arrighi, sguardo basso all’interno della gabbia dei detenuti, solleciterà ai giudici popolari della Corte di Assise di appello la perizia psichiatrica per cercare conferma a quello che ha sostenuto il criminologo Adolfo Francia in una relazione di parte: l’incapacità di inmtendere e volere al momento del delitto. Insomma, vittima di una sorta di black-out temporale che lo ha portato a premere il grilletto e poi tagliare la testa alla vittima con l’aiuto del suocero.

A rappresentare l’accusa oggi a Milano l’ex Pm di Como Daniela Meliota. Prima del suo intervento i giudici hanno concesso ad Arrighi di fare dichiarazioni spontanee. E lui, in lacrime davanti ai giudici, ha ammesso di avere atteso quel giorno Brambilla per ucciderlo. Facendo cadere, in questo modo, la tesi dei suoi legali di un raptus improvviso dopo una accesa discussione nel negozio (chiuso il lunedì) di Arrighi tra l’armiere e Brambilla. Ora l’udienza prosegue.

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