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Donna comasca in terapia per lo stress del naufragio al Giglio

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Lo riferisce il Dipartimento di salute mentale dell'ospedale Sant'Anna che ha fatto una seduta di un'ora per cercare di allontanare panico e tensioni. Il suo drammatico racconto mentre arrivano i rimborsi…

L'incubo del naufragio della Costa Concordia, finita contro gli scogli dell'Isola del Giglio il 13 gennaio scorso. Lo ha rivissuto una comasca, la signora Giovanna, con l'equipe del Dipartimento di salute mentale del Sant'Anna alla quale si è rivolta dopo questa esperienza. Un'ora di seduta, da quanto si è appreso, per cercare di superare il blocco psicologico successivo al naufragio. La signora Giovanna, per la cronaca, si è salvata a bordo delle scialuppe, ma ha avuto per i giorni successivi senso di oppressione e chiusura dello stomaco, ma anche sensazioni di panico e terrore. Davanti agli psicologi dell'ospedale Sant'Anna ha cercato di superare il trauma e ci sarebbe riuscita. Riferendo di essersi sentita calma ed estranea a quello che stava avvenendo prima di salire sulla lancia di salvataggio, ma poi ha avuto sensazioni brutte, senso di smarrimento, dissociazione interna. “Sto per morire…” il suo pensiero più ricorrente, il momento peggiore di tutta l'esperienza del naufragio. Al termine della seduta la tensione emotiva della donna si è del tutto dissolta.

Ed oggi, intanto, Costa Crociere e le varie agenzie di viaggio avrebbero raggiunto l'accordo per il risarcimento dei danni causato dal naufragio: 11.000 euro a passeggero, bambini compresi, in aggiunta al recupero di oggetti trovati in cabina e non finiti in acqua. Il risarcimento lo riceveranno anche i comaschi – tra cui le tre donne di Valbrona – presenti al momento dello schianto al Giglio.

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