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Bancarotta nell’erbese: ecco come agivano i cinque arrestati

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Ruoli ben precisi nell'organizzazione scoperta da Finanza e Procura. A capo di tutto due fratelli brianzoli, nei guai anche il loro commercialista milanese. A breve iniziano gli interrogatori in cella. Ruoli ben precisi. Definiti. Una autentica organizzazione creata per svuotare le casse delle aziende in crisi. Le loro. A grave danno dei creditori. Sono queste le accuse e le motivazioni che hanno portato la Finanza di Erba a chiedere alla Procura di Como (vedi precedente lancio) cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere per altrettanti componenti di questa banda. Capeggiata, secondo le risultanze dell'inchiesta, dai fratelli Alessandro e Gianluca Pina, di Erba, 40enni. Loro due, pur non rivestendo alcuna carica sociale, avrebbero gestito tre delle società coinvolte – attive nel settore della termoidraulica e nella costruzione di edifici residenziali – con una fiduciaria milanese. Ed in questo sarebbero stati aiutati da Claudio Massari, 35enne di Longone al Segrino e da Paolo Colombi, 41 anni, di Caslino d'Erba: per loro, certo, un ruolo da prestanome, ma anche altro secondo le fiamme gialle. "Ruolo attivo" lo definiscono gli inquirenti. Come pure quello di Roberto Sabino De Venezia, 59 anni, commercialista milanese da loro scelto: al posto di tutelare il patrimonio della "Pina impianti Termoidraulici" in sede di liquidazione, avrebbe collaborato al suo depauperamento secondo l'accusa. E' in cella anche lui a Milano. A breve il via agli interrogatori di garanzia dei cinque, tuttora in carcere. Danno ingente per i creditori secondo la Finanza: oltre 5 milioni di euro portati via.

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