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La manovra di Monti spinge tanti comaschi con i soldi in Ticino

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Sembra un paradosso, ma a Chiasso e Lugano lo confermano: normalissimi padri di famiglia dalle fiduciarie svizzere per chiedere di investire i pochi risparmi rimasti. La Finanza intensifica i controlli. Sembra proprio un paradosso, ma l'effetto crisi e la recente manovra del governo Monti sembrano "spingere" tanti comaschi in Ticino. Non solo a fare il pieno di benzina, ancora più conveniente che nel comasco, ma anche per portare pochi risparmi. Banconote da destinare nei forzieri svizzeri. E chi non lo vuole fare direttamente si affida agli "spalloni" di valuta che rischiano dietro compenso. UN fenomeno che viene nettamente confermato a Chiasso e Lugano da diversi rappresentanti delle società fiduciarie dove si rivolgono i clienti. Nessun grosso imprenditore o vip, ma narmali padri di famiglia che cercano rifugio, spaventati dalla crisi. Classe media terrorizata dagli scenari futuri e dalla stretta del governo. E che cerca di mettere al riparo soldi ed in qualche caso anche oro. Convinti di salvarsi esportandomi pochi capitali rimasti.

Una fuga al Ticino che sembra non essere presente nei numeri della Finanza che in questo 2011 che sta per chiudersi, con controlli sempre più mirati nelle zone di confine, ha sequestrato 23 milioni di euro su complessivi 52. Lo scorso anno i sequestri, per oltre 600 violazioni, avevano raggiunto quota 86 milioni.

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