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Pagamenti e liberalizzazioni, Confcommercio contro il Governo

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Da qualche giorno è in vigore la nuova soglia per i pagamenti in contanti nei negozi: 1.000 euro. Il presidente Primavesi:"Gli stranieri non vengono più da noi a fare acquisti. E poi il sempre aperti non va bene…". Una novità che non tutti ancora conoscono e che sta mettendo in difficoltà i commercianti comaschi. Da inizio dicembre, infatti, la soglia limite per effettuare pagamenti in contanti scende a 1.000 euro (il limite precedente era di 2.500 euro). E’ vietato anche suddividere artificiosamente un unico importo in più tranche.  Su questo provvedimento del Governo, Confcommercio Como non può che mettere in evidenza le numerose difficoltà a cui vanno incontro le attività commerciali. Molte si sono già verificate. “  Per alcuni commercianti si stanno verificando situazioni veramente traumatiche – spiega Giansilvio Primavesi, presidente di Confcommercio Como –. Soprattutto con gli stranieri, abituati ad acquistare tax free. Ci sono già molti casi di commercianti che hanno dovuto rinunciare alla vendita. Gli stranieri sono abituati a pagare in contanti e questo ci pone in una situazione di difficoltà. Usano il contante per una questione di convenienza. Sono abituati ad acquistare euro in Svizzera, ad un cambio favorevole. Risparmiano circa 8 centesimo ogni euro. Mentre pagando con la carta di credito non hanno un cambio vantaggioso. Si sono già verificati casi di Svizzeri che hanno preferito non acquistare piuttosto che pagare con la moneta elettronica. Purtroppo anche gli Svizzeri devono adeguarsi a questa disposizione. Il risultato è che non  vengono più a Como a fare acquisti".
 

La violazione della disposizione è punita con una sanzione amministrativa pecuniaria dall’1% al 40% dell’importo trasferito, con sanzione minima di 3.000 euro (15.000 euro in caso di violazioni superiori a 50.000). Ma  il limite all’uso del contante non è l’unico provvedimento del Governo che non piace a Confcommmercio Como.  Nel mirino delle critiche anche la completa deregolamentazione dell’attività anche nelle giornate domenicali e festive. “ Tenere aperti sempre e comunque i negozi – osserva Primavesi – di certo non risana l’economia. Se le persone non hanno i soldi per acquistare il lunedì non si vede perché dovrebbero averli la domenica. Sicuramente aumenteranno le aperture ma aumenteranno anche  e soprattutto i costi per le attività commerciali, in termini di personale, luce e riscaldamento: non ci siamo".

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