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La ricapitalizzazione del Como: un flop che lascia tutto uguale

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Non cambia nulla al club azzurro dopo la giornata di ieri. Solo in due partecipano, da capire la strategia di Di Bari. Mister Ramella cerca di tenere la squadra al riparo dalla tensione. Al Birrificio brindisi con i tifosi.

La ricapitalizzazione diventa un flop o quasi. Come le trattative, vere o presunte, che da mesi riguardano il Como. La giornata di ieri è stata, ancora una volta, interlocutoria. Senza colpi di scena come forse si poteva aspettare. E la situazione, nel club lariano, resta bloccata. Incertezza totale anche se la certezza è che solo due dei quattro soci avrebbero preso parte ieri all'aumento del capitale societario: il presidente Rivetti ed il socio di minoranza Nini Binda. Non c'era Mauro Corti, il commercialista che detiene l'1% delle quote, mentre l'ex presidente Antonio Di Bari – le cui strategie sono tuttora sconosciute, avrebbe rinunciato a del denaro lasciandolo in società, ma non versando nulla all'atto pratico. Resta solo Rivetti, insomma, a guidare la baracca anche se, di fatto, tradito dalla cordata di imprenditori comaschi che gli avevano promesso aiuto e supporto: quasi tutti si sarebbero defilati dal progetto. Ancora più nebulosa la situazione della presunta cordata romana – dietro alla quale ci sarebbe secondo molti l'ex presidente Di Bari – che in questi giorni ha incontrato a Como il commercialista Paolo Lanzara ed il socio Binda.

Clima di assoluta incertezza, dunque, nel quale mister Ramella cerca di fare i soliti miracoli. Tenendo fuori la squadra e cercando di caricarla per la trasferta di Terni di domenica. Domattina si parte in pullman, oggi l'ultimo allenamento ad Orsenigo. Dubbi sulle presenze di Ghidotti in difesa e Giambruno in porta. Lewandowski e Diniz sono squalificati. Ieri sera, intanto, brindisi per le feste ormai vicine al Birrificio di via Paoli: squadra al completo, con mister Ramella a firmare decine di autografi, e ragazzi a brindare assieme ai supporters della curva azzurra.

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