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Economia lariana, altra sofferenza a novembre: tanti gli insoluti

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E' uno scenario preoccupante quello che emerge dai dati di Confindustria nell'ultimo mese. Sul Lario la crisi è evidente: asfittica la domanda interna, pagamenti sempre più in ritardo. E le nubi restano nere… Si è conclusa negli scorsi giorni la nuova edizione dell’Osservatorio rapido congiunto di Confindustria Como e Confindustria Lecco relativo al mese di novembre. Gli indicatori riscontrati confermano il permanere di una fase di rallentamento per le imprese dei due territori anche se il fenomeno sembra meno critico rispetto a quanto riscontrato in ottobre. Prosegue la fase di scarsa visibilità e di incertezza sulle previsioni e sono in peggioramento i rapporti con gli Istituti di credito. La maggior parte dei dati attesta una stabilità delle attività in novembre rispetto ad ottobre, anche se i giudizi indicanti la diminuzione si rivelano superiori a quelli indicanti un aumento dei livelli. I DATI DI COMO Gli indicatori monitorati indicano uno scenario preoccupante, specialmente per quanto concerne la domanda interna (ormai asfittica da oltre un anno), l’andamento degli insoluti e i ritardi nei pagamenti, il protrarsi del credit crunch. Tale situazione di tensione sul fronte della liquidità, del credito e della domanda confermano la necessità di urgenti misure a livello nazionale che sostengano le PMI.Nel dettaglio, sul fronte della domanda, l’indagine rapida evidenzia un aumento degli ordini per il 24% del campione, mentre un terzo indica una riduzione. Si attesta al 43% il numero dei soggetti che indicano invece una stabilità rispetto ai livelli di inizio anno.Gli ordini provenienti dall’estero rilevano una performance migliore, con una crescita per il 32% degli intervistati, stabilità nel 26%. Non si ravvisano segnali di ripresa per la domanda interna che continua a calare: il 41% del campione comunica il mantenimento dei livelli; i giudizi che indicano contrazione sono il 45,5%; quelli che esprimono una crescita quasi il 14%. Analizzando le indagini sinora condotte, emerge un’importanza crescente delle esportazioni – indipendentemente dal settore d’appartenenza – non già come leva per compensare contingenti cali della domanda interna, ma come componente preponderante e strutturale.

Risulta molto evidente il contrarsi dell’attività produttiva risente della debole prestazione degli ordini, il 14% delle imprese comunica un incremento, il 43% segnala stabilità e ben il 43% una diminuzione.In media, il campione rivela di utilizzare circa il 70% della capacità produttiva disponibile.I dati di ordini, attività e capacità produttiva sono in netto deterioramento rispetto alle ultime rilevazioni.Coerentemente con i dati negativi registrati, si segnala un crescente pessimismo sulle aspettative delle imprese, esprimono fiducia e intravedono uno scenario di crescita 9 imprese su 100; il 46% conferma per le prossime settimane uno scenario nel complesso invariato; il 45% invece comunica previsioni negative.Permangono criticità rilevanti sull’orizzonte temporale di visibilità sulla domanda. Infatti, il 90% del campione rivela di avere visibilità per poche settimane o al più pochi mesi. Sempre più infrequenti i casi in cui un’impresa abbia un orizzonte più ampio di un trimestre (9% circa). La solvibilità dei clienti delle aziende aderenti all’indagine mostra segnali molto preoccupanti, il 90% degli intervistati ha riscontrato casi d’insolvenza o allungamento dei tempi di pagamento. Nelle recenti rilevazioni questo dato è progressivamente aumentato, desta forte preoccupazione non solo la frequenza con cui si hanno insolvenze e ritardi nei pagamenti ma l’entità di tali eventi. Il monitoraggio delle insolvenze/ritardi già in essere alla data di rilevazione ha evidenziato che nel 43% dei casi la situazione è peggiorata.

Il costo per l’approvvigionamento delle materie prime risulta stabile da alcuni mesi. Nel 77% dei casi non sono stati rilevati incrementi, nel 9% un miglioramento, nel 14% l’approvvigionamento è risultato più costoso rispetto ai mesi scorsi.All’aumento delle insolvenze e ai ritardi nei pagamenti si associano crescenti difficoltà nel rapporto con il sistema creditizio. Il 60% degli intervistati dichiara un peggioramento, il 40% stabilità. Nello specifico, si segnala che il 60% delle imprese ha rilevato un incremento degli spread e il 50% un incremento nelle commissioni applicate. Se la restrizione di linee creditizie preesistenti non lancia segnali allarmanti (il 22% segnala diminuzioni), l’erogazione di nuovo credito risulta essere completamente ferma. Infine, dal consueto monitoraggio del mercato del lavoro,  le indicazioni conducono ad un sostanziale mantenimento dei livelli (74% delle imprese).  

"E’ comprensibile che, con le difficoltà che continuano a registrare le nostre aziende, molti imprenditori denuncino pessimismo e scarsa fiducia nell’immediato futuro – commenta Francesco Verga, Presidente di Confindustria Como -. E certamente le crescenti difficoltà che essi incontrano nel rapporto con il sistema creditizio non li aiutano ad osservare e ad analizzare con positività gli attuali scenari economici. Sono problemi purtroppo condivisi, e sono una realtà per moltissime aziende. Ma io vorrei comunque che le nostre imprese riuscissero a trovare un nuovo entusiasmo, attingendo alle risorse – intese in termini di storia, idee e capitale umano – che da sempre le contraddistinguono. Il nostro territorio – conclude Verga – sta vivendo un periodo difficile, dal quale dobbiamo cercare di uscire quanto prima possibile. In questo sforzo dobbiamo avere consapevolezza che siamo noi, imprenditori e lavoratori, il vero motore della ripresa".

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