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Frattura alle vertebre, il Sant’Anna all’avanguardia nazionale

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L'equipe del premario Angelo Taborelli ha già effettuato con successo i primi due interventi di "riparazione". Tecnica innovativa, la soddisfazione dei vertici dell'azienda ospedaliera cittadina.

L’ospedale Sant’Anna all’avanguardia nella cura delle fratture dell’osso del collo. L’èquipe dell’unità operativa di Neurochirurgia guidata dal primario Angelo Taborelli, infatti, ha eseguito con successo i primi due interventi di riparazione di fratture delle vertebre cervicali C1 e C2 –  la prima responsabile dall’allineamento dell’intero midollo spinale,  la seconda permette la rotazione della testa – su due pazienti vittime di incidenti stradali scongiurando il rischio di tetraplegia: la signora Giusi di Lurago D’Erba, vittima di un violento investimento da parte di un’auto pirata  e Giuseppe Fedeli di Sesto San Giovanni, caduto in bicicletta. Entrambi, per i traumi riportati, avrebbero dovuto portare a vita un collare rigido con tutte i disagi e le possibili complicazioni del caso. Un danno al tronco dell’encefalo può essere associato a paralisi, disturbi della sensibilità, del sistema cardiocircolatorio, del respiro e dello stato di coscienza, fino alle condizioni estreme del coma. Grazie a questo tecnica, messa a punto nel 2001 in Germania, questi due pazienti potranno vivere senza dover utilizzare il collare e senza la paura di qualche complicazione.

La tecnica, presentata dal primario Taborelli e dai colleghi Massimo Rosati e Christian Capuano, prevede l’inserimento di alcune viti e barre in titanio con accesso – incisione – anteriore o posteriore, a seconda dei casi. Si tratta di un tipo di intervento raro e solitamente eseguito in alcuni centri specializzati e denominato “fissazione transarticolare”. “Questo tipo di fratture – spiega il primario Taborelli – sono state trattate da sempre in modo conservativo con immobilizzazioni di lungo periodo, ma correndo rischi anche elevati: la tetraplegia, l’instabilità del collo, la possibilità di dolori fortissimi con una riduzione significativa della mobilità del paziente. Da qualche anno si utilizzano nuove tecniche chirurgiche che consentono di ridurre la frattura e un recupero post-operatorio ottimale. Si può dare così una risposta in ambito traumatologico, anche se è possibile intervenire, quando c’è l’indicazione, anche su pazienti con artrite reumatoide”.

 

Il reparto di Neurochirurgia del Sant’Anna, che quest’anno celebra i dieci anni di attività, ha a disposizione nel nuovo presidio 14 posti di neuro rianimazione e un’area semintensiva, esegue 650 interventi in media ogni anno, cento dei quali per l’asportazione di patologie tumorali. I neurochirurghi del Sant’Anna si occupano anche di aneurismi, di chirurgia spinale complessa, malformazioni idrocefaliche e rivascolarizzazione cerebrale. In questo caso in team con i chirurghi vascolari.

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