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“Vado in appello: contro di me una sentenza davvero illogica”

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Protesta alla redazione il 36enne bresciano che il giudice di Como Valeria Costi ha ritenuto colpevole di circonvenzione di incapace:"Siamo amici, ma non ho mai operato sui suoi conti correnti". Rabbia e stupore. E' quella che arriva dal telefono con Marco Ferrari, il 36enne di Coccaglio (Brescia) che l'altro giorno è stato ritenuto colpevole di circonvenzione di incapace dal giudice monocratico di Como Valeria Costi ai danni di un 50enne medico comasco suo amico. Un anno e sei mesi di reclusione inflitti all'uomo, assolta la moglie Elena, a giudizio con la stessa imputazione. "per prima cosa – precisa Ferrari – voglio dire che quell'uomo non è sul lastrico e non è povero. E poi che siamo amici e che l'esposto contro di me non l'ha fatto lui. Perchè io ho solo cercato di aiutarlo e basta. Mai operato sui suoi conti correnti, mai portato via un euro…".

Eppure il giudice di Como l'ha pensata diversamente nell'emettere la sentenza. Ritenendo Ferrari colpevole di aver sottratto qualcosa come 400.000 euro tra contanti, assegni e bonifici e pure una villetta di Carbonate, poi trasformata in luogo di aiuto per bambini con problemi. "E' per questo che vado in appello – rilancia ancora il bresciano alla redazione – .Sono esterefatto di questa condanna a mio carico. Condanna del tutto illogica anche se aspetto tre mesi per avere le motivazioni. Però, come detto, voglio andare avanti perchè credo di non avere ottenuto giustizia". La vittima di Ferrari, secondo le conclusioni di Procura e giudice, è un 50enne medico di base con alcuni problemi psichiatrici importanti. "Ma non è affatto vero – conclude Ferrari – perchè lui continua ad esercitare ed è in grado di capire cosa fa…".

Ora per lui l'Africa. "Si, sto partendo per andare ad aiutare la gente ed i bambini – spiega ancora -. Appena torno, però, prometto di venire in radio da voi e spiegare cosa fa la mia associazione a favore di chi è in difficoltà: altro che circonvenzione…".

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