CiaoComo - Notizie in tempo reale, news a como di cronaca, politica, economia

Al Sant’Anna una nuova cura contro la pressione alta “resistente”

Più informazioni su

Dal mese di maggio è stata introdotta un’innovativa metodica che consente di disattivare i nervi simpatici renali, che hanno un ruolo di rilievo nei meccanismi all’origine di questa patologia. Già eseguiti tre interventi.

Importanti novità per i pazienti che soffrono di ipertensione cronica. Dal mese di maggio, infatti, all’ospedale Sant’Anna è stata introdotta un’innovativa metodica denominata “denervazione renale” (simpaticectomia). La procedura consente di disattivare i nervi simpatici renali, che hanno un ruolo di rilievo nei meccanismi all’origine di questa patologia. Un importantissimo passo in avanti se si pensa che l’ipertensione arteriosa rappresenta una delle principali cause di mortalità a livello mondiale in quanto fattore di rischio per ictus cerebrali, cardiopatia ischemica e insufficienza renale cronica. “L’Azienda Ospedaliera – ha sottolineato il direttore generale Marco Onofri – ha voluto introdurre, grazie alle elevate competenze professionali che la caratterizzano e a un approccio multidisciplinare, una nuova metodica all’avanguardia che amplia la rosa di prestazioni offerte in ambito cardiologico e per i pazienti ipertesi, rendendo così l’ospedale un centro di riferimento anche per questo trattamento”.  “C’è da sottolineare che da anni – ha aggiunto il direttore del Dipartimento Medico Domenico Pellegrino – il Centro per l’Ipertensione è un punto di riferimento per il territorio. Inoltre, sull’ipertensione resistente va tenuta alta la guardia: in provincia di Como, su 600mila abitanti, 160mila sono ipertesi e, calcolando per difetto, circa tremila sono affetti da pressione alta resistente””. Solo al Sant’Anna, ogni anno, sono seguiti 2 mila pazienti, vengono effettuati 2 mila monitoraggi di holter pressorio e 200 day hospital. “Dal mese di maggio sono stati operati i primi tre pazienti – spiega Claudio Pini, responsabile del Centro Ipertensione – con valori ipertensivi altissimi nonostante l’assunzione di molte compresse di farmaci ipotensivi. I pazienti avevano già sviluppato un danno d’organo. Sono stati sottoposti alla procedura interventistica dopo una scrupolosa valutazione del clinico ipertensivologo e già dai primi giorni post intervento si è assistito a una significativa riduzione della pressione. L’obiettivo è quello di ottenere la massima riduzione del rischio cardiovascolare globale a lungo termine”.  La tecnica però, precisano gli esperti, è da prendere in considerazione solo nei casi più gravi di ipertensione, quando la pressione alta non diminuisce nonostante l’assunzione di numerosi farmaci ipotensivi e corretti stili di vita.   “L’intervento – spiega Mario Galli, responsabile dell’Emodinamica – si esegue inserendo nell’arteria femorale, in corrispondenza della parte superiore della coscia, un catetere munito di elettrodi, collegato a un’apparecchiatura che emette corrente in radiofrequenza. Il catetere deve raggiungere l’arteria renale e la disattiva, interrompendo con alcune scariche le vie nervose che decorrono nelle pareti vascolari”. Il paziente resta sotto osservazione 12-24 ore e poi viene dimesso. Il controllo si effettua un mese dopo l’intervento.

Più informazioni su