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E ora alla Cà d’Industria esplode la guerra dei pasti “fantasma”

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La denuncia è di Romolo Vivarelli, componente del consiglio di amministrazione della Fondazione. Replica al vetriolo del presidente Pellegrino:"Ha condiviso ogni cosa senza mai obiettare nulla. Ora lo fa alla stampa…". 36.000 pasti fantasma. Nel senso che l'azienda che ha vinto l'appalto per il servizio mensa alla Cà d'Industria di Como – la milanese Fms – ne avrebbe serviti tanti di meno di quello previsto dal contratto ai degenti delle varie struttura cittadine della casa di riposo. Il tutto per un passivo di bilancio di 632.000 euro. I numeri, clamorosi, li ha indicati in un incontro con la stampa uno dei componenti del consiglio di amministrazione della Fondazione, Romolo Vivarelli, sostenendo che è stato compiuto un grave errore nel servizio di esternalizzazione della mensa. Vicenda che si trascina da settimane fra tensioni ed inchiesta della Procura di Como proprio su questo appalto tanto contestato.

La replica al vetriolo a Vivarelli è del presidente della Cà d'Industria, Domenico Pellegrino. “Recupereremo i soldi spesi – garantisce – e poi andremo a rivedere il contratto. Nessuno scandalo, ma solo un errore al quale stiamo ponendo rimedio. Vivarelli, nell'ultimo consiglio di amministrazione del 31 maggio, mi ha invitato a lasciare a lui la presidenza. Ma tengo a precisare che ha sempre condiviso tutti i passaggi di questo contratto senza mai aver nulla da dire. Ora trovo strano che lo fa con la stampa…”.

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