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Le ultime lettere dal carcere:”Speriamo in una giustizia giusta”

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Scritte da Olindo a nome anche della moglie Rosa. Spedite alla stampa a poche ore dal verdetto della Cassazione. Pesanti accuse sull'iter dei due precedenti gradi di giudizio:"Insabbiati tutti gli errori". Scrive lui anche a nome della moglie Rosa. Olindo Romano torna a far sentire la sua voce con la "erre" accentuata, come in Assise a Como, con una lettera. Spedita dalla sua cella a poche ore dal giudizio della Corte di Cassazione, previsto per oggi a Roma. L'ex netturbino di Erba butta giù pochi pensieri, ma che confermano quella che è la loro linea da mesi ormai: siamo innocenti. "Non sappiamo se sperare o credere – si legge – in una giustizia giusta, da tempo assente". Nella missiva, spedita agli organi di informazione, i coniugi Romano attaccano giudici e Procura per il lavoro fatto fino ad ora. Sperano nella Cassazione perchè "tutti gli illeciti e le violazioni saranno sotto gli occhi di tutti". E poi bordate su primo e secondo grado:"Sentenze poco chiare, con i giudici che si sono dati da fare ad insabbiare, diciamo così, i loro errori". La conclusione è scontata:"La nostra fiducia nella giustizia oggi è al minimo".

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