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“In nome del popolo italiano”, un anno fa ergastolo bis ai Romano

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La sentenza di condanna per la strage di Erba pronunciata il 2o aprile del 2010. Oggi, a pochi giorni dalla Cassazione,c’è ancora chi cerca di sollevare dubbi sulla loro colpevolezza. Era il 20 aprile del 2010. Esattamente un anno fa. Alle 15,26 il presidente della Corte di Assise di appello di Milano leggeva la sentenza per il processo bis della strage di Erba:”In nome del popolo italiano, la Corte di Assise di appello conferma la condanna all’ergastolo per gli imputati Romano Olindo e Bazzi Maria Rosa”. Ancora una volta ergastolo dopo quello rimediato a Como in primo grado. Una sentenza che sembrava mettere fine a tutti i dubbi e le illazioni sollevate dalla difesa sulla colpevolezza dei coniugi per la strage del 2006 in cui morirono quattro persone. Ma invece no. Perchè in queste settimane, a pochi giorni dalla Corte di Cassazione a Roma chiamata a pronunciarsi sul terzo grado di giudizio, in tanti hanno cercato di sollevare dubbi. Con trasmissioni che hanno fatto grodare allo scandalo le parti civili come “Chi l’ha visto?”. O come Matrix con un Azouz Marzouk che, all’improvviso, alimenta perplessità sul reale coinvolgimento dei Romano in questa strage. L’ultimo servizio in ordine a questa linea “innocentista” è del settimanale “Oggi” che nel numero odierno in edicola pubblica intercettazioni audio non ritenute utili dai carabinieri e che, invece, metterebbero dubbi sulla bontà del riconoscimento fatto da Mario Frigerio in ospedale. “Sono stanco di queste cose costruite ad arte per gettare discredito sul lavoro fatto” taglia corto il legale del superstite, Manuel Gabrielli.

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