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Delitto dell’armeria, ecco le motivazioni:”Per soldi e vita agiata”

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Lo scrive il giudice dell’udienza preliminare di Como in quasi 100 pagine depositate quest’oggi. Delitto più che premeditato e poi attuato con fredda determinazione. Un ruolo anche per la moglie dell’armiere… «Alberto Arrighi ha ucciso con l’obiettivo preciso di impossessarsi delle ingenti somme di denaro che deteneva in nome e per conto della vittima, Giacomo Brambilla». Ma le parole più pesanti sono per la premeditazione di questo delitto. Il giudice dell’udienza preliminare di Como Maria Luisa Lo Gatto – in quasi 100 pagine di motivazioni depositate in queste ore – spiega cosa l’ha spinta a condannare il noto armiere a 30 anni di reclusione. Un delitto non solo premeditato per il giudice, ma su cui Arrighi «ha intensamente riflettuto nel suo proposito criminoso per un considerevole lasso di tempo», mantenendo una «fredda determinazione per uccidere». Il tutto non «per problemi economici, ma sono perché solleticato dal miraggio di garantire a sè, alla moglie e alle figlie una vita particolarmente agiata». Parole pesanti come macigni, che non lasciano scampo a margini di manovra, quelle scritte dal giudice dell’udienza preliminare di Como. Che, dopo aver esaminato cosa è accaduto quel tragico lunedì di febbraio del 2010 nell’armeria di via Garibaldi, rileva come poco prima del delitto i rapporti tra i due – che stavano per diventare soci – erano diventati aspri, conflittuali. “Quel che è lecito dedurre – spiega ancora il giudice – è che Brambilla avesse sviluppato una forte diffidenza nei confronti dell’Arrighi nonché il convincimento che i soldi che gli aveva prestato per risollevare le sorti dell’armeria fossero stati gestiti in malo modo, addirittura utilizzati per esigenze private e per l’acquisto di una casa ad Argegno da oltre 300.000 euro. Insomma, rapporti sempre più tesi tra di loro. E poi altra considerazione sullo stato d’animo del noto armiere:”Come se non bastasse – spiega sempre il giudice Lo Gatto – anche la moglie dell’imputato, negli ultimi tempi, aveva messo in discussione la solidità del loro rapporto affettivo chiedendo una pausa di riflessione e costringendo, di fatto, l’imputato ad affrontare ogni avversità da solo”.

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