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Delitto Brambilla, ora il suocero di Arrighi sceglie di patteggiare

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Il legale di Emanuele La Rosa presenta in Procura la richiesta di tre anni e cinque mesi. Parere favorevole del Pm Nalesso che ha condotto l'inchiesta. Tra una settimana prima udienza davanti al giudice. Vuole patteggiare. E dovrebbe riuscire a spuntare anche una pena ai minimi previsti dal codice penale: tre anni e cinque mesi. Per il concorso nel vilipendio di cadavere, ma anche per l'occultamento e la distruzione dello stesso. Sempre assieme al genero, Alberto Arrighi, tuttora in carcere. La proposta di patteggiamento è stata presentata oggi da Giuseppe Sassi, il legale di Emanuele La Rosa, alla Procura di Como ed al Pm Antonio Nalesso in particolare. Il magistrato che ha condotto l'inchiesta sul tremendo delitto di Giacomo Brambilla, a febbraio, avrebbe già dato il suo parere favorevole a questo accordo che ora deve essere ratificato in aula davanti al giudice. La Rosa, per la cronaca, sarà in Tribunale giovedì prossimo, 30 dicembre, per la prima udienza che vede imputato anche il genero, autore dell'omicidio nella sua armeria di via Garibaldi a Como. Per Arrighi il suo legale, Ivan Colciago, si prepara a chiedere il rito abbreviato, mentre per La Rosa come detto c'è già questa proposta di patteggiare la pena per il pieno concorso nel vilipendio del cadavere di Brambilla la cui testa, orrendamente decapitata, è stata messa nel forno della pizzeria di La Rosa a Senna Comasco.

Il suocero del noto armiere ha già scontato sei mesi in carcere, da febbraio ad agosto. Poi è tornato libero in attesa di definire la sua posizione. La Rosa potrebbe anche non finire più in carcere visto che ha già fatto sei mesi. Il resto della pena, se il giudice accetterà questo patteggiamento, lo potrebbe fare in affidamento ai servizi sociali.

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