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Livo, l’omicida prova a correggere il tiro sul delitto:”Non voluto”

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Non convince la spiegazione data dal 60enne finito in carcere al giudice: sarebbe scivolato sulla neve dopo una discussione con la sua vicina di casa per le capre. Resta al Bassone. Emerge tanta solitudine. Spiega e cerca di chiarire. Una parziale correzzione del tiro sul tremendo – ed ancora follemente assurdo – delitto di venerdì scorso a Livo, in alto lago di Como. Valindo Rossini, 62enne ex operaio in pensione, ha dato al Gip di Como Alessandro Bianchi una spiegazione poco credibile, ma che al momento resta conme suo alibi per cercare di mitigare una posizione grave, gravissima:"Sono scivolato sul ghiaccio dopo la discussione. Mi sono partiti i colpi. Non volevo ammazzarla…". La conferma anche dal suo legale, Anna Mitrione, che l'ha assistito durante l'interrogatorio. E che conferma la triste storia di Rossini, alle prese con solitudine, desolazione e profonda indigenza. Non percepiva la pensione, infatti, e viveva da tempo senza luce ed acqua in casa. L'esasperazione potrebbe essere stata una molla quando settimana scorsa le capre di Pierina Alietti, 59enne allevatrice, sono entrate nel suo giardino per brucare qualcosa.

Credibile o meno, il racconto di Rossini è stato vagliato dal giudice. Che ha deciso di lasciarlo in carcere. Confermata la custodia cautelare in cella al Bassone. A Livo, intanto, si attende di sapere quando ci sarà il funerale della donne così brutalmente uccisa per una questione apparentemente banale. La data del funerale ancora non fissata: prima di aspetta il nulla osta della Procura di Como.

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