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Le mani della ‘ndrangheta anche sulle ceneri di Gianni Versace

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La rivelazione è di un pentito che ha scritto un libro. Dicembre del 1997, la tomba dello stilista è guardata a vista da guardie e telecamere. Il furto, clamoroso, va in fumo: anticipo di 150 milioni di lire. Volevano rubare le ceneri di Gianni Versace. Nella tomba di famiglia al cimitero di Moltrasio. Dicembre del 1997, notte di San Silvetro. Giuseppe Di Bella, pentito della 'ndrangheta, va con alcuni suoi uomini a rubare l'urna chiesta dalla organizzazione mafiosa con un anticipo di 150 milioni di lire. Ma non riesce. La tomba di Versace è blindata: telecamere, guardie, catene. Tutto rimandato, tutto saltato. Lo rivela lo stesso Di Bella in un libro uscito di recente dal titolo "Metastasi" realizzato da Gianluigi Nuzzi e Claudio Antonelli. La cappella di Versace era diventata, negli anni 90 – la sua morte nell'estate del 97 a Miami – una meta di viaggi turistici di curiosi.

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