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“Bea ora ci deve aiutare da lassù, ma per il perdono è presto”

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Ecco il comunicato della famiglia di Beatrice Sulmoni, la donna uccisa dal marito nei mesi scorsi e gettata nel lago di Como. Nessun commento sulla sentenza all'ergastolo:"Non può mitigare la perdita subita".

Il dolore per la perdita della persona cara. Un comunicato diffuso alla stampa oggi da parte della famiglia di Beatrice Sulmoni, la donna di Obino – Ticino – 36enne, uccisa dal marito e poi gettata nel lago ad Argegno. E ritrovata dopo qualche giorno a Laglio. Il marito ieri sera (Marco Siciliano) ha rimediato l'ergastolo come ha sollecitato il Procuratore pubblico Rosa Item. Carcere a vita per il suo folle gesto ed il tentativo di guadagnare tempo. Un gesto premeditato secondo l'accusa, attuato con lucida freddezza.

Ed ecco il testo integrale del comunicato della famiglia Sulmoni. Pieno di dignità e dolore anche in un momento tanto difficile

Abbiamo preso atto della sentenza emessa dalla Corte; una sentenza che non vogliamo commentare, e che non può mitigare la perdita della persona amata. Non si può pertanto parlare di soddisfazione o meno. E’ ciò che la corte ha giudicato equo.

Bea ha amato suo marito fin dall’inizio. Nell’amore verso di lui ha trovato la morte. Lo stesso è successo anche a noi. Con Luca (il figlio ndr) siamo stati traditi da una persona che ha violato la fiducia di coloro che lo amavano. Saremo tutti segnati per la vita.
Siamo convinti che non tutto finisce con la morte di Bea. Siamo stati educati alla fede, anche se non tutti la vivono allo stesso modo. Bea è più vicina. Ora abbiamo bisogno anche del suo aiuto, del suo sorriso, della sua forza, del suo coraggio, del suo eroismo d’amare incondizionatamente per continuare a camminare verso il futuro serenamente, per noi stessi, e specialmente per Luca.
Marco Siciliano ci ha tolto due vite, due affetti, ma non per questo ci toglierà anche la nostra esistenza. Anche se abbiamo il dolore dentro di noi, manteniamo la serenità di coloro che vedono nel futuro la bellezza della vita.

Avremmo anche potuto evitare di presenziare alla comunicazione della sentenza. Non avrebbe fatto differenza. Ma, prima di tutto, abbiamo voluto dare un segno di dignità a Bea e a suo figlio uccisi; e poi abbiamo voluto essere presenti anche per Luca, che si è fatto tante domande e crescerà continuando a porsele senza, forse, ottenere risposte.

Ci è stato chiesto il perdono. Siamo in tanti e tutti diversi. Il perdono è un gesto impegnativo, che necessita di un tempo interiore variabile da persona a persona. Un tempo silenzioso che deve attraversare la via del dolore prima che il perdono sia donato.

Vogliamo ricordare anche tutti coloro che ci sono stati accanto otto mesi fa, durante le indagini, in questi giorni in cui abbiamo ripercorso le stesse sofferenze e coloro che ci staranno accanto anche nel futuro. Abbiamo sentito una grande solidarietà. Grazie all’avvocato Respini Massimo, che, oltre la sua competenza, ci ha fatto sentire la sua umanità. Grazie alle autorità inquirenti e tutti i suoi collaboratori, non dimenticheremo la sensibilità avuta nei nostri confronti in tutto questo tempo. Grazie di cuore.

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