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Il delitto dell’armeria, la difesa trova un teste chiave per Arrighi

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E' un commerciante del centro di Como che qualche mese prima del delitto ha portato via un manichino dal negozio con i sacchi neri ritrovati quando è stato ucciso Brambilla. Ma per la Procura tutto è invariato. Per la Procura di Como non cambia nulla. E resta tutto invariato anche dopo il recente interrogatorio in carcere. Inchiesta conclusa, nuovo avviso di chiusura delle indagini alle parti e contestazione della premeditazione ad Alberto Arrighi, il noto armiere di via Garibaldi in città che a febbraio ha ucciso nel suo negozio Giacomo Brambilla dopo una accesa discussione. Circostanza non di poco conto visto che vorrebbe dire una severa condanna per Arrighi, ad un passo dall'ergastolo anche se il suo legale – Ivan Colciago – sceglierà il rito abbreviato. Ma lo stesso avvocato sarebbe riuscito – nelle sue indagini difensive – a trovare una testimonianza chiave per smontare un altro degli aspetti della premeditazione contestata.

Si tratta di un commerciante del centro città, amico di Arrighi, che nel settembre del 2009 – cinque mesi prima dell'omicidio – ha chiesto all'armiere in prestito un manichino dal suo negozio per poterlo utilizzare in una festa degli alpini. E quel giorno, a ritirare il manichino, il commerciante è andato a ritirarlo personalmente in negozio di via Garibaldi. Portandolo via avvolto dai sacchi della spazzatura di colore nero. Gli stessi che il giorno del delitto di Brambilla erano sul retro nell'armeria di via Garibaldi e nei quali è stato avvolto il corpo della vittima. Circostanza che ha poi portato gli inquirenti ad ipotizzare la premeditazione del gesto. “E' l'ennesima conferma – spiega l'avvocato Colciago – che Arrighi non ha mai voluto pensare prima all'omicidio. E' stato un gesto immediato dopo che Brambilla gli ha detto che della sua famiglia non gli importava nulla…”. Con la premeditazione il rischio di andare ad un passo dall'ergastolo è reale, in caso contrario la condanna potrebbe essere più contenuta.

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