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Marco Siciliano in aula a capo chino: un uomo ormai rassegnato

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Così è apparso oggi il 32enne ticinese che ha ucciso la moglie e poi gettata nel lago di Como. Anche possibili ripercussioni economiche in caso di divorzio alla base del delitto. Per lui si profila una condanna severissima. Jeans, capo chino, lo sguardo perso. Quasi un uomo rassegnato, in difficoltà. Marco Siciliano è apparso così oggi in Tribunale a Lugano dove è iniziato il processo per il delitto per il delitto della moglie Beatrice Sulmoni, strangolata e poi gettata nel lago di Como ad aprile. Ha sentito il gravissimo capo di imputazione del Procuratore generale Rosa Item, spesso ha annuito. Ha anche risposto alle sue domande, cercando di spiegare il suo folle gesto. Sapeva che la moglie era incinta e questo avrebbe potuto creare un ostacolo alla sua nuova relazione con una dottoressa della clinica dove lavorava come fisioterapista. "Era un uomo infedele" lo ha bollato il procuratore generale Item nella sua relazione. Citando frequenti contatti con le chat in internet. Tutto accertato dalla polizia sul suo pc. Alla base del delitto anche un possibile problema economico in caso di divorzio. Ipotizzato, accennato ad un legale per cercare di capire eventuali ripercussioni. "Non sarebbero state semplici", ha ammesso l'uomo davanti al giudice delle Assise Criminali di Lugano.

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