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Imputati in gabbia, via al processo per il delitto del furgone giallo

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Il dibattimento in Corte di Assise a Como è iniziato questa mattina. Da accertare le responsabilità dell'omicidio di un anno fa in centro città. Vietate le riprese audio e video. Numerose le parti civili costituitesi. Si parte. Per cercare di fare chiarezza sul delitto in centro Como – via Cinque Giornate – avvenuto un anno fa. La brutale uccisione di un piccolo imprenditore di Colico (Lecco) Antonio Di Giacomo, poi abbandonato all'interno del suo furgone giallo in un parcheggio di Tavernerio. Due imputati in gabbia, che si accusano l'un l'altro di aver sparato. Non sulle responsabilità dell'occultamento del cadavere. Leonardo Panarisi ed Emanuel Capellato sono presenti stamane in Tribunale a Como a seguire le fasi iniziali di questo dibattimento. Solo schermaglie al momento. Con difesa e Pm (Antonio Nalesso) a presentare le fonti di prova e cosa intendono dimostrare in questo processo che non si prevede lungo. I due imputati sono in due gabbie distinti della Corte di Assise e finora non si sono neppure guardati, nè salutati. Guardati a vista dagli agenti della polizia penitenziaria.

"Noi intendiamo dimostrare che Panarisi, quel giorno, era con moglie e figli a casa sua. E che è stato chiamato da Capellato a cose fate", così l'avvocato Stefano Pelizzati che, assieme a Renato Papa, difende il 53enne di Tavernerio accusato del delitto. "Niente da dire sull'occultamento del cadavere per il quale il nostro assistito è reo-confesso". Numerose anche le richieste presentate dalla difesa di Capellato (avvocati Gerardo Spinelli e Paolo Della Noce). I giudici, che hanno vietato le riprese audio e video in aula, si sono ritirati per decidere quali prove ammettere. Numerose le parti civili che si sono costituite stamane: la moglie di Di Giacomo, i tre figli minorenni, la mamma ed i fratelli.

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