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I dissidenti si astengono in aula, Bruni si “salva”: niente sfiducia

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La seduta del consiglio comunale di Como si è conclusa nel cuore della notte. Ma l'esito è stato chiaro: il sindaco resta al suo posto. 14 i voti per mettere fine al mandato, maggioranza compatta. Niente da fare. Stefano Bruni resta al suo posto. Il voto sulla sfiducia – arrivato nel cuore della notte in comune a Como – non lo ha scalfito. Anzi, semmai Bruni ne esce maggiormente rafforzato. 14 i voti per porre fine al suo mandato-bis, praticamente tutta l'opposizione tranne Rapinese che si è provocatoriamente astenuto, 18 a favore (praticamente tutta la maggioranza compatta). La sfiducia non passa e tutto resta come prima. Forse, anzi, con un sindaco he esce più forte da questa prova anche se ha dovuto fare delle concessioni ai "ribelli" del Pdl, usciti qualche settimana fa dal partito. E che ieri sera, al momento del voto, si sono astenuti: hanno ricevuto la promessa sul taglio alla spesa corrente e sulle indennità degli assessori. Nessuna riduzione della giunta, invece, che resta con gli stessi effettivi di prima di questo voto.

Ci sono volute tre sedute intense e non prive di spunti polemici. Ma Bruni resta al suo posto e cerca ora di andare a portare avanti il suo mandato. La fine della attività amministrativa sarebbe stato un problema per tutti e lui lo ha detto:"Sarebbe una sciagura per la città". Oggi i commenti su questa lunga seduta e sul voto di sfiducia bocciato.

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