CiaoComo - Notizie in tempo reale, news a como di cronaca, politica, economia

Urla, insulti e clima teso in Comune. Giovedì il voto sulla sfiducia

Più informazioni su

A Como resa dei conti a Palazzo Cernezzi con un consiglio comunale davvero infuocato. Manifestanti con cartelli in strada, Rapinese offende Bruni che lascia l'aula. Prima la sua accorata difesa. Urla, slogan, persino insulti pesanti. Non è mancato nulla ieri sera nel consiglio comunale di Como dove si discuteva la mozione di sfiducia – presentata dall'opposizione – al sindaco Stefano Bruni. Ed il clima, già rovente della vigilia, si è ulteriormente surriscaldato quando dalla strada una cinquantina di manifestanti di Italia dei Valori e Forza Nuovo hanno ripetutamente scandito il ritornello "A casa, a casa". Poi, chiuse le finestre di Palazzo Cernezzi, il dibattito è ripreso, ma con grosse polemiche. E se il capogruppo del Pd Mario Lucini è stato chiaro con l'amministrazione:"Bisogna finire qui il mandato perchè la città va in rovina…", Alessandro Rapinese (Area 2010) è passato alle maniere forti con Bruni e la giunta. Offese che il sindaco non ha gradito e per questo ha abbandonato l'aula assieme alla maggioranza.

Prima Bruni si era difeso ed ha difeso il suo operato. Spiegando che andare a casa ora è una tragedia per Como:"E per questo – ha aggiunto – ho accettato volgarità, scorrettezze e menzogne per settimane. Ci sono condizioni per poter attuare il mandato anche se lo stallo in cui ci troviamo è legato alle ristrettezze economiche". E per concludere:"Non sono certo mago Merlino…". Il voto, però, non c'è stato. Tutto rimandato a giovedì prossimo. La seduta è convocata per le 20. Per far decadere Bruni servono 21 voti.

Più informazioni su