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Arrighi nega la premeditazione, ora la parola torna alla Procura

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Il sostituto procuratore di Como Antonio Nalesso prenderà in considerazione l'intera inchiesta dopo le dichiarazioni di ieri del noto armiere che ha freddato Giacomo Brambilla. Le conclusioni del magistrato entro Natale. Ora tutto è nelle sue mani. Dopo aver sentito ieri al Bassone per un'ora e mezza Alberto Arrighi e le sue spiegazioni sul delitto nel suo negozio di via Garibaldi a febbraio: la brutale esecuzione di Giacomo Brambilla dopo un litigio. Con Arrighi che ha ripetuto e cercato di spiegare che è stato solo un raptus, un gesto istintivo. Tutto nelle mani del sostituto procuratore di Como Antonio Nalesso, il magistrato che ha disposto il fermo del noto armiere e che lo accusa della premeditazione del suo gesto. Aggravante non da poco e che lo potrebbe portare – anche con la scelta del rito abbreviato da parte del suo legale – ad una condanna elevata. Non l'ergastolo, ma vicino ai 30 anni di cella.

Arrighi ha parlato e ricostruito tutto l'omicidio. Ora sarà il magistrato a riprendere in mano gli atti dell'inchiesta e decidere se togliere questa aggravante – alla luce delle dichiarazioni di ieri – oppure lasciarla. Probabile che Nalesso resterà sulle sue posizioni, demandando la decisione al Gup di Como che a breve dovrà giudicare il caso. Il magistrato entro Natale, forse anche prima, rinotificherà a difesa e parti lese il nuovo avviso di chiusura indagini comprensivo del verbale dell'interrogatorio di ieri e della consulenza psichiatrica del suo perito. Quest'ultimo giudica Arrighi del tutto capace di intendere e volere, mentre è il criminologo Adolfo Francia – consulente di parte scelto dal legale di Arrighi, avvocato Ivan Colciago – lo ha ritenuto sia pure temporaneamente incapace di intendere.

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