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Assoluzione per il bambino morto dopo il parto: nessuna colpa

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Lo ha deciso oggi il giudice monocratico di Como Vittorio Anghileri. Indagati il ginecologo e l'ostetrica in servizio nel dicembre del 2006 all'ospedale Valduce. Scagionati da una perizia effettuata da consulenti di Milano.

Assoluzione: il fatto non costituisce reato. Il giudice monocratico di Como, Vittorio Anghileri, li ha scagionati dall'accusa di concorso in omicidio colposo al termine di un lungo processo, iniziato nell'aprile del 2009 e concluso proprio oggi con la sentenza. Che, di fatto, riabilita un ginecologo milanese di 50 anni (Stefano Norchi) – tuttora in servizio – ed una 30enne ostetrica dell'ospedale Valduce di Como (Nadia Aliberti), nel frattempo trasferitasi a lavorare a Torino, indagati dalla Procura di Como per la morte di un bambino di pochi mesi, figlio di una coppia di Beregazzo con Figliaro, nato all'ospedale cittadino nel dicembre del 2006 con gravi e permanenti danni cerebrali. Conseguenza di una mancanza di ossigenazione al cervello durante il travaglio ed il parto.

Per i genitori del piccolo Mattia Praino, molto provati da questa vicenda, la colpa sarebbe stata di ostetrica e ginecologo in servizio quel giorno che non si sarebbero accorti della gravità della situazione. I sanitari, difesi dagli avvocati Anna Viganò e Giuseppe Sassi, hanno sempre respinto le accuse sostenendo di aver fatto quello che era previsto. A “scagionarli” è stata proprio la perizia “super-partes” che il giudice Anghileri ha disposto ad alcuni medici milanesi. Perizia depositata proprio oggi prima della lettura della sentenza. La famiglia del piccolo è già stata risarcita del danno dall'assicurazione dell'ospedale Valduce. Mamma e papà di Mattia hanno sempre sostenuto che il figlio poteva essere salvato con un cesareo d'urgenza.

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