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Arrighi attende il Pm in cella per spiegare il delitto di Brambilla

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Venerdì mattina l'incontro tra di loro al Bassone. Interrogatorio richiesto dall'avvocato del noto armiere di Como che a febbraio ha ucciso e poi decapitato il suo socio in affari. "Nessuna premeditazione". Attende il faccia a faccia da giorni, settimane. Vuole ritrovarsi davanti il Pm Antonio Nalesso, con il quale ha lavorato per anni come consulente, per spiegare che lui non ha mai voluto premeditare il delitto di Giacomo Brambilla lo scorso mese di febbraio nel suo negozio di via Garibaldi a Como. Alberto Arrighi, il noto armiere in cella per quell'omicidio ed il vilipendio di cadavere successivo, sarà dopodomani davanti al magistrato. "E' pronto, spiegherà tutto e cercherà di far capire che lui ha avuto un raptus. Non ha premeditato niente di niente" spiega Ivan Colciago, il suo legale, che ha già svolto diverse indagini difensive tra cui una perizia psichiatrica contestata da parti civili e familiari della vittima. Secondo il consulente di Colciago – il criminologo Adolfo Francia – in quel momento Arrighi sarebbe stato del tutto incapace di intendere e volere.

Ora la Procura ha commissionato una consulenza anche ad un suo perito. Accertamenti già finiti, i risultati arriveranno a giorni in città. Ma intanto il Pm andrà a sentire Arrighi – cosa prevista dal codice penale – prima di formulare al Gip le sue conclusioni definitive. Da valutare se resisterà la pesante contestazione della premeditazione che pende sul capo dell'armiere come una spada di damocle. E che rischia di portarlo, se verrà riconosciuto capace di intendere e volere, ad un passo dall'ergastolo.

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