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Decorrenza dei termini, è ritornato a casa il suocero di Arrighi

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Emanuele La Rosa era stato arrestato lo scorso febbraio dopo l'aiuto, concreto, fornito al genero per liberarsi del corpo di Giacomo Brambilla. Per lui nessuno sconto: fuori solo alla scadenza dei sei mesi. Fine della custodia cautelare in carcere. Dove ha trascorso sei mesi, alcuni dei quali al fianco del genero Alberto Arrighi. Ora Emanuele La Rosa, quasi 70 anni, è ritornato nella sua casa di Senna Comasco per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Nessuna proroga, per lui, richiesta dalla Procura. Può andare bene così secondo il Pm Nalesso che, nel frattempo, ha anche chiuso le indagini. E contesta all'uomo accuse pesanti come il concorso nel vilipendio di cadavere, distruzione ed occultamento del corpo di Giacomo Brambilla, ucciso lo scorso febbraio nell'armeria di Arrighi in via Garibaldi a Como. La Rosa è in cella da allora. Perchè Arrighi, messo alle strette, ha ammesso di essere stato aiutato da lui nel tentativo di far sparire il cadavere. E la testa della vittima, decapitata, era stata ritrovata proprio nel forno della sua pizzeria.

La Rosa in queste ore ha potuto incontrare ed abbracciare, da uomo ancora libero, i suoi familiari tra cui la figlia e moglie di Arrighi. Per lui tre istanze sono state presentate dai suoi legali: sempre tutte respinte. Il Tribunale del Riesame è stato il più severo con lui. Ora cercherà di ripartire anche se sarà difficilissimo in considerazione della sua età. Per La Rosa, comunque, a breve l'udienza preliminare nella quale potrebbe rimediare una condanna severa. Da pochi giorni, intanto, il figlio Roberto è ripartito con l'attività al posto della "vecchia" Conca D'Oro. Al momento è una pizzeria che si chiama "Il giardino dei melograni".

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