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Altro no per il suocero di Arrighi: resta in cella fino ad agosto

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Il Gip di Como Cremona dice no all'istanza del legale dell'uomo, 70 anni, accusato di avere aiutato l'armiere a disfarsi del corpo di Brambilla. L'amarezza dei familiari: a giorni riparte la loro attività. Niente da fare. Nessuna scarcerazione anticipata per Emanuele La Rosa, il suocero di Alberto Arrighi, in cella al Bassone dallo scorso mese di febbraio per avere fornito un aiuto concreto al genero nel far sparire cadavere e testa dell’imprenditore Giacomo Brambilla, ucciso a bruciapelo con tre colpi di pistola alla testa nel negozio di via Garibaldi a Como. La giornata della verità si è trasformata in una nuova bocciatura per l’uomo, quasi 70enne, in carcere per distruzione e vilipendio di cadavere. Accuse molto pesanti per lui quelle che la procura contesta al termine delle indagini. A far sperare i suoi familiari in una anticipata scarcerazione era stato proprio questo atto depositato dal magistrato (Antonio Nalesso) nei giorni scorsi.

Il legale di La Rosa, Giuseppe Sassi, aveva presentato una nuova istanza per chiedere la remissione in libertà ritenendo cessate del tutto le esigenze investigative. Parere favorevole del Pm Nalesso, ma negativo da parte del Gip Nicoletta Cremona. Che ha prolungato la detenzione del suocero di Arrighi di una ventina di giorni ancora. Perché il termine per l’uscita dalla cella è quello di agosto quando scadranno i termini di custodia cautelare. Amareggiati i familiari di La Rosa che, intantom, continuano ad andare a trovarlo. Il figlio Roberto conferma anche che nei prossimi giorni – a metà della prossima settimana – la Conca d'Oro riaprirà i battenti con un nome nuovo.

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