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Il legale di Arrighi:”Non c’è stata premeditazione in quel delitto”

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Ivan Colciago si dice abbastanza sicuro nel poter ribaltare le conclusioni della Procura di Como. "Ora valuteremo gli atti eseguiti dal magistrato, poi decideremo per l'interrogatorio". Il suocero presto a casa. Fiducioso forse è troppo forte. Deciso e combattivo si. Ivan Colciago, il giorno dopo che la Procura di Como ha spedito l'avviso di chiusura indagini per il delitto di Giacomo Brambilla – a febbraio nell'armeria di Alberto Arrighi – è pronto a passare al contrattacco dopo una serie di indagini difensive che avrebbero portato il Pm Nalesso ad escludere alcune circostanze nel contestare la premeditazione. Innanzitiutto le prove di tiro fatte in negozio davanti alle due telecamere che hanno ripreso ogni cosa. "ora valuteremo bene gli atti e le conclusioni del magistrato – spiega alla redazione – e poi decideremo il da farsi. Interrogatorio del mio assistito ? Certo, resta una ipotesi. Forse lo chiederemo per spiegare che non c'è stata premeditazione in quel gesto. Solo un raptus di un momento".

Colciago, che spesso è in carcere da Arrighi, dice di averlo trovato in discrete condizioni di recente. "L'atto di queste ore è dovuto da parte della Procura. Non credo che inciderà molto dal punto di vista psicologico". Ma le contestazioni sono pesantissime e potrebbero portare Arrighi all'ergastolo anche con un rito alternativo: premeditazione e poi il vilipendio di cadavere. Vilipendio e distruzione contestate anche al suocero, Emanuele La Rosa, tuttora in carcere anche lui. Ma che a giorni dovrebbe tornare a casa a Senna Comasco.

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