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Delitto Brambilla, ore decisive per il suocero di Arrighi: è fuori?

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Probabile il parere favorevole della Procura di Como alla richiesta di scarcerazione per Emanuele La Rosa ad inchiesta ormai conclusa. L'uomo è accusato di avere aiutato l'armiere nell'orrenda decapitazione.

Torna a casa. Forse senza vincoli anche se non è detto. Emanuele La Rosa potrebbe lasciare nelle prossime ore il carcere del Bassone di Como dove è rinchiuso dallo scorso mese di febbraio, accusato di avere aiutato il genero Alberto Arrighi nell'orrenda decapitazione di Giacomo Brambilla dopo il delitto in armeria. E di aver messo la sua testa nel forno della pizzeria di Senna Comasco – dissequestrata da poco – prima di andare a sciare con un amico come se nulla fosse accaduto. Il possibile passo verso la libertà è motivato dalla fine dell'inchiesta e dall'avviso che il Pm Antonio Nalesso ha fatto alle parti ieri. Contestando ad Arrighi la premeditazione del gesto ed il vilipendio di cadavere, al suocero "solo" vilipendio e distruzione. Ma per La Rosa, ormai prossimo ai 70 anni, le esigenze cautelari sarebbero cessate con questo passo formale.

Ed è così probabile che la Procura possa esprimere un parere favorevole all'istanza presentata dal suo legale, Giuseppe Sassi. Fino ad ora solo no per La Rosa: dapprima dal Gip Martinelli in sede di convalida, poi dallo stesso Pm Nalesso ed infine dal Riesame di Milano che ha molto criticato – definendolo riprovevole e gravissimo – l'aiuto dato al genero.

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