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Delitto premeditato e vilipendio di cadavere, ora Arrighi rischia

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La Procura di Como ha concluso l'inchiesta per il tremendo delitto dello scorso febbraio all'armeria di via Garibaldi. Aggravanti che pesano come macigni. Il suocero presto fuori dal carcere.

Sono accuse pesanti, gravissime, quelle che la Procura di Como, con il sostituto procuratore Antonio Nalesso, contestano ad Alberto Arrighi. Il noto armiere di Como che lo scorso mese di febbraio ha ucciso, all’interno del suo negozio in via Garibaldi, Giacomo Brambilla, imprenditore suo amico. Arrighi poi ha cercato di decapitare il corpo, portando la testa nel forno della pizzeria del suocero a Senna Comasco. La Procura di Como contesta ad Arrighi la premeditazione, ma anche il vilipendio di cadavere al termine delle indagini. L'atto, formale, spedito oggi.

Accuse che così come sono strutturate, porterebbero Arrighi, anche con il ricorso al rito abbreviato, all’ergastolo. L’avvocato Ivan Colciago, legale di Arrighi, ha detto che in questi giorni valuteranno assieme se chiedere un interrogatorio al magistrato per spiegare che non c’è stata affatto premeditazione nel gesto compiuto dal suo assistito. Intanto le accuse che la Procura muove sono gravi anche per il suocero di Arrighi, Emanuele La Rosa , tuttora rinchiuso in carcere. Distruzione di cadavere, vilipendio di cadavere, anche per lui. Accuse pesanti anche se l’uomo potrebbe comunque lasciare il Bassone perché la sua custodia cautelare sta per terminare e nei prossimi giorni potrebbe ritornare a casa.

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