CiaoComo - Notizie in tempo reale, news a como di cronaca, politica, economia

Per l’Italia nessun rischio bancarotta, ma servono interventi.

Più informazioni su

Questo emerge da un'analisi di UniCredit e Il Sole 24 Ore. La prima però avverte: “Senza novità strutturali possibile indebolimento”. Gli imprenditori del nord est i più fiduciosi sul superamento della crisi. Buone notizie per il nostro paese. Sembra che l’Italia, infatti, non rischi come la Grecia o la Spagna, di dichiarare bancarotta. In ogni caso però non siamo completamente al sicuro e senza interventi decisi e strutturali, c’è il rischio di un indebolimento. Priorità dunque il miglioramento della competitività e l'incentivazione della crescita potenziale. Inoltre l'Italia dovrebbe ora accelerare gli sforzi per migliorare flessibilità e produttività. Le imprese italiane cominciano a intravedere primi spiragli positivi dopo la crisi, ma sono meno fiduciose nei confronti dell'ambiente istituzionale ed economico che le circonda. Il Nord Est si distingue per un elevato clima di fiducia riguardo al superamento della crisi (con una differenza tra le prospettive di crescita e di flessione pari a +15), per l'esigenza di ricapitalizzare per restituire competitività alle aziende (secondo il 45,5%), per una maggiore propensione all'internazionalizzazione (per il 52,9%) e, infine, per una maggiore fiducia nei confronti delle istituzioni regionali rispetto al resto del Paese. È quanto emerge dal 9° rapporto nazionale sul sistema produttivo italiano realizzato dalla Fondazione Nord Est per UniCredit Corporate Investiment Banking – Il Sole 24 Ore. UniCredit che però avverte: “Senza interventi strutturali possibile indebolimento”. Sempre più diffusa tra gli imprenditori l’idea che per presidiare e conquistare i mercati sia necessario individuare forme di collaborazione, dai consorzi, alle acquisizioni, alle molteplici forme di aggregazione e di partnership (65,5%), mentre i processi di innovazione sono una strategia rilevante perseguita dalle imprese. Poco più della metà fra gli interpellati (50,5%) ha mantenuto gli investimenti nonostante la crisi e il 32,2% ne ha progettati di nuovi. Nell'ultimo triennio, sette imprese su dieci (69%) hanno fatto innovazioni di prodotto (di cui il 35,4% ha introdotto nuovi prodotti) e più della metà (57,1%) di processo, spesso tramite forme di cooperazione all'interno del sistema produttivo (il 56,2% le ha realizzate con il coinvolgimento dei propri fornitori, il 41,9% le ha concepite assieme ai propri clienti e il 48,1% con il contributo di consulenti esterni).

Più informazioni su