Rumi, dieci anni di battaglia giudiziaria finita con la prescrizione

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    L'ex primario del Sant'Anna prima arrestato e poi giudicato colpevole di sette morti nel suo reparto. L'assicurazione dell'ospedale ha risarcito le vittime. Ieri l'ultimo atto. E lui resta in organico. Dieci anni. Tanto è durata la battaglia legale di Angelo Rumi, l'ex primario di chirurgia A dell'ospedale Sant'Anna di Como. Da quando è scattata l'inchiesta per le morti sospette nel suo reparto a quando – febbraio del 2003 – è stato clamorosamente arrestato su richiesta della procura di Como. Poi il lungo processo a suo carico e la sentenza di condanna: cinque anni e quattro mesi per sette decessi a lui imputabili (era il novembre del 2006). I familiari delle vittime tutti risarciti dall'assicurazione dell'ospedale cittadino: complessivamente 700.000 euro per il loro dolore e la loro sofferenza.

    Ma la battaglia di Rumi e dei suoi legali non si è fermata qui. Dapprima la richiesta di danni al Sant'Anna per oltre un milione e mezzo di euro, poi il giudice del lavoro che riconosce a lui solo tre mesi di stipendi arretrati non corrisposti (20.000 euro, niente altro). Infine la mossa dell'azienda ospedaliera di metterlo a coordinare gli ambulatori a Mariano Comense, lontano dai pazienti. Lui non accetta ed inizia un'altro braccio di ferro. Non si presenta al suo posto e manda una serie di certificati. Fino a quando il Sant'Anna decide di tenerlo in organico con il minimo contrattuale.

    E ieri (vedi precedente lancio) l'ultimo atto. I giudici di Milano, accogliendo le richieste del Procuratore generale, hanno dichiarato il non luogo a procedere per la prescrizione del reato. Cancellata la condanna di primo grado perchè è passato troppo tempo dai fatti contestati. Ma non assoluzione nel merito come chiedevano i suoi legali. Angelo Rumi, intanto, continua a non farsi vedere nel suo ufficio di Mariano…

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