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Inchiesta conclusa per il delitto di Como: responsabilità uguali

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Questa la conclusione della Procura nella morte del piccolo imprenditore di Colico. I due fermati, tuttora in cella, rischiano il processo ed una severa condanna. Loro si accusano a vicenda per gli spari. Concorso in omicidio volontario aggravato.Uguali responsabilità nell’ideazione e nell’esecuzione del brutale omicidio in centro Como, via 5 giornate. Quando il piccolo imprenditore di Colico, Antonio Di Giacomo, 46enne, è stato freddato per motivi mai ben chiariti. Per la Procura di Como – che ha concluso tutti gli accertamenti e, di fatto, l’inchiesta – i responsabili sono Emanuel Capellato e Leonardo Panarisi, il primo 36enne di Como – via 5 giornate dove è avvenuto il delitto – il secondo 50enne di Solzago di Tavernerio, entrambi in carcere dallo scorso mese di ottobre. Fermati dalla polizia, squadra mobile, qualche giorno dopo l’omicidio. Che è avvenuto in centro città, con la vittima poi caricata in un armadio trasformato in bara e portata nel suo furgone giallo. Poi condotto fino a Tavernerio dove è stato notato da alcuni parenti.

I due sospettati, nel frattempo, si sono scambiati accuse senza mai ammettere responsabilità negli spari a bruciapelo: Capellato scarica su Panarisi, quest’ultimo dice di essere stato chiamato in centro Como quando il delitto era già avvenuto. Nell’inchiesta – ed anche lui riceverà l’avviso di conclusione delle indagini per favoreggiamento – anche il terzo degli arrestati, quel Davide Terraneo sospettato di aver dato un supporto a suon di bugie all’amico Capelluto. Nei giorni scorsi in Procura sono arrivati i risultati della scientifica sul borsello di Panarisi e sui alcuni suoi vestiti indossati quel giorno: non ci sono tracce di polvere da sparo. Dunque nessuna prova contro di lui anche se per il Pm le loro posizioni sono da considerare identiche. Ora tocca agli indagati ed i loro difensori: possibilità di fare avere alla Procura una tesi difensiva o la richiesta di un nuovo interrogatorio. Altrimenti arriverà, l'inevitabile, richiesta di processo per tutti e due. Senza dimenticare la posizione di Terraneo anche se lui – ora libero – rischia molto di meno rispetto a Panarisi e Capellato.

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